Mafia

Sequestro Niceta, un parente vuota il sacco: "In affari con i boss"

Angelo Niceta, figlio di Onofrio, ha voluto essere ascoltato dai magistrati per raccontare dei rapporti tra lo zio Mario e il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Un racconto per il quale è stato inserito nel programma protezione testimoni

Ha deciso di puntare il dito contro la propria famiglia, gettando ombre su possibili collegamenti con la mafia e finendo per questo nel programma di protezione testimoni. Angelo Niceta, figlio di Onofrio, è uno degli imprenditori dell'azienda che dagli anni cinquanta opera nel settore dell’abbigliamento. Il loro patrimonio milionario è stato sequestrato (GUARDA VIDEO), e nel dicembre 2013 è morto Mario, fratello di Onofrio. Qualche settimana fa Angelo si è presentato in Procura, parlando dei rapporti dello zio con il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. "Voglio parlare, voglio liberarmi di un peso. L’altro ramo della famiglia - si legge su Repubblica Palermo - mi ha lasciato sul lastrico con una manovra spregiudicata".  E sui rapporti tra lo zio Mario e Guttadauro dice: "Erano in affari".

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Nelle dichiarazioni di Angelo, i cui verbalini sono pieni di omissis, si potrebbero trovare conferme sulla relazione tra gli imprenditori e la cosca di Brancaccio. Un racconto sul quale i magistrati vogliono vederci chiaro ma che, intanto, li avrebbero convinti a spedire Angelo e la sua famiglia lontani da Palermo, in una località segreta e sicura. Gli elementi forniti, messi a verbale dai pm Pierangelo Padova e Nino Di Matteo, potrebbero essere d’aiuto per decidere le sorti di quell’impero da 50 milioni di euro, diviso in 11 società, cui si aggiungono 12 fabbricati e 23 terreni.

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Onofrio NIceta, proprio a causa di quei presunti rapporti, si era convinto a rompere con il fratello dopo l’acquisto di una società di calcestruzzi sulla quale grava lo spettro di Guttadauro. Le accuse di Angelo tirerebbero in ballo anche i figli di Mario: Massimo, Piero e Olimpia, diventati gli eredi dell’impero sequestrato. Vicende che, per l’avvocato della famiglia Niceta, non coinvolgerebbero i figli di Mario, che rinunciarono all’eredità per iniziare una nuova attività. Ma a conferma di quanto detto da Angelo ci sono due pentiti, Angelo Siino e Tullio Cannella, secondo i quali gli imprenditori sono collusi e hanno "instaurato rapporto di cointeressenza e compartecipazione con determinati imprenditori mafiosi".

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