Mafia, ergastolo per Matteo Messina Denaro: "Anche lui fra i mandanti delle stragi del 1992"

La corte d'assise di Caltanissetta ha condannato alla massima pena il boss trapanese, che è latitante dal giugno del 1993. Anche lui dietro le bombe che hanno ucciso i giudici Falcone e Borsellino, Francesca Morvillo e le loro scorte. Stabilito un risarcimento per i familiari delle vittime

Strage di Capaci del 23 maggio 1992

La corte d'assise di Caltanissetta ha condannato all'ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro riconoscendolo tra i mandanti delle stragi del 1992 di Capaci e via D'Amelio costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e agli agenti delle scorte Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. La sentenza è stata emessa poco prima della mezzanotte di ieri, dopo oltre 13 ore di camera di consiglio. 

Il boss trapanese ricercato dal giugno 1993 -  fedelissimo di Totò Riina - è stato condannato anche al risarcimento delle parti civili che si sono costituite. Decise provvisionali di 500 mila euro ciascuna alle vedove e ai figli delle vittime, di 300 mila euro ai fratelli, mentre ai nipoti somme tra i 10 e i 50 mila euro.

L'ergastolo inlfitto a Matteo Messina Denaro per il procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava "è un grande risultato per la Procura di Caltanissetta. Abbiamo messo insieme pezzi di tanti contesti investigativi diversi - ha detto all'Adnkronos- e tante dichiarazioni e riscontri anche risalenti nel tempo. E siamo arrivati alla condanna".

"I figli del giudice Paolo Borsellino considerano la condanna all'ergastolo per Matteo Messina Denaro come un tassello in più rispetto a un accertamento della verità che è a formazione progressiva.  - ha commentato con l'Adnkronos l'avvocato Vincenzo Greco, che rappresenta la difesa della famiglia del giudice Borsellino - . Al di là della soddisfazione per il riconoscimento delle costituzioni delle parti civili, è un passo in più rispetto a un lavoro ancora più grande che si sta svolgendo e siamo molto grati alla Procura di Caltanissetta per il lavoro svolto e per l'impegno che ha profuso".

"Voglio esprimere il mio ringraziamento ai magistrati di Caltanissetta per il prezioso lavoro di ricostruzione fatto in questi anni - commenta Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone e presidente della fondazione che del giudice ucciso dalla mafia porta il nome - . Con la condanna del capomafia Messina Denaro, è stato aggiunto un altro fondamentale tassello sugli anni bui delle stragi del ‘92. Solo la verità piena sugli attentati che insanguinarono l’Italia può rendere giustizia, non solo alle vittime, ma a tutto il Paese”.

Familiari vittime di mafia: sentenza pietra miliare nella lotta a Cosa nostra

“Uno straordinario risultato destinato a dare spunti per nuove ipotesi investigative”. Così Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’, commenta a caldo la sentenza emessa ieri dalla Corte d’Assise di Caltanissetta che ha visto condannato all’ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro, accusato di essere tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

“Il lungo difficile  lavoro della Procura nissena, rappresenta un importante traguardo raggiunto, non soltanto per la condanna di un sanguinario boss stragista, purtroppo ancora latitante, ma anche perché aiuta far chiarezza su uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese. Per decenni il latitante Matteo Messina Denaro - e quanti come lui coinvolti negli incontri prodromici alla realizzazione delle stragi – ha potuto contare sulle attività poste in essere da chi aveva interesse a depistare le indagini perché non si arrivasse ai responsabili degli attentati, coprendo così quelle che oggi appaiono essere le vere cause che portarono all’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Da familiare di vittima innocente di mafia, aggiungo che l’attività della procura nissena e il risultato raggiunto sono di grande conforto per chi ha pagato con la vita di un familiare la crudeltà e la viltà dei mafiosi. Per questo – conclude Giuseppe Ciminnisi - sento il bisogno, a nome mio e di quanti altri rappresento, di porgere un sentito ringraziamento ai magistrati di Caltanissetta, in particolar modo al procuratore Gabriele Paci, che con il loro lavoro e il loro sacrificio mantengono in vita la speranza che si possa arrivare ad accertare quella verità che per decenni è stata artatamente tenuta ben nascosta. A cominciare dai mandanti esterni delle stragi, che è necessario individuare per comprenderne la genesi che - così come dichiarato dall’avvocato Fabio Trizzino, difensore dei figli del giudice Borsellino - potrebbe essere ricondotta nell’interesse che il giudice Borsellino aveva mostrato nei confronti dell’intreccio mafia e appalti. 

Articolo aggiornato il 21 ottobre 2020 alle ore 16,35/ Aggiunte le reazioni alla sentenza

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