Bruno Contrada ricorda il periodo delle stragi: "Gli investigatori erano impreparati"

L'ex 007 non nasconde i suoi dubbi sulle indagini condotte dal gruppo "Falcone e Borsellino" dopo le esplosioni di Capaci e via D'Amelio e ricorda: "Il 20 luglio mi chiamò il procuratore Tinebra e mi chiese di collaborare"

Bruno Contrada

Gli investigatori a cui furono affidate le indagini sulle stragi mafiose del 1992 non erano "sufficientemente preparati" perché "non avevano una particolare conoscenza del fenomeno mafioso". Mentre sui magistrati che coordinarono quelle indagini "preferisco non esprimere la mia opinione". Bruno Contrada, 88 anni compiuti, non nasconde i suoi dubbi sulle indagini condotte dal gruppo investigativo "Falcone e Borsellino", dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio.

A poche ore dalla sentenza del processo d'appello per il processo "Borsellino quater", attesa per questa sera, che vede alla sbarra due boss mafiosi, Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, e tre falsi pentiti, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci, l'ex dirigente della Squadra mobile di Palermo ed ex 007, racconta quello che accadde il giorno dopo la strage di via D'Amelio, quando venne chiamato dall'allora Procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra per avere un aiuto sulle indagini.

"Il 20 luglio del 1992 mi chiamò il procuratore Tinebra, che da pochi giorni si era insediato - racconta Contrada in un'intervista all'Adnkronos - e mi chiese di collaborare con le indagini sulla strage. Ma io gli dissi che non potevo svolgere alcuna indagine in quanto non ero più un ufficiale di Polizia giudiziaria, data la mia carica di funzionario dei servizi di sicurezza. I funzionari, ribadisco, non hanno più la qualifica di Polizia giudiziaria". "Pertanto, non possono più svolgere indagini alle dipendenze della magistratura dell'autorità giudiziaria", spiega ancora Bruno Contrada.

L'ex 007 era stato condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ma la Corte di cassazione ha revocato la condanna. Contrada era stato condannato in via definitiva nel 2007, sulla base delle testimonianze di alcuni pentiti, per aver favorito la mafia siciliana tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. La Corte di Cassazione ha stabilito, invece, che la condanna che venne comminata a Contrada è "ineseguibile e improduttiva di effetti penali". Contrada aveva terminato di scontare la sua pena nel 2012, dopo aver trascorso quattro anni in carcere e quattro ai domiciliari.

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