Mafia

Strage del Rapido 904, chiesto ergastolo per Totò Riina: "Fu il mandante"

Bomba in treno, 16 morti e 267 feriti: la procura generale di Firenze ha chiesto il carcere a vita per il Capo dei Capi come mandate della strage del 23 dicembre 1984. Il convoglio fu colpito da un'esplosione violentissima mentre attraversava gli Appennini

E' il 23 dicembre 1984: mentre il Rapido 904 diretto da Napoli a Milano percorre la galleria appenninica tra Firenze e Bologna, una bomba esplode a bordo causando la morte di 17 passeggeri e il ferimento di altri 267. Adesso la procura generale di Firenze ha chiesto l'ergastolo per Totò Riina come mandate della strage.

La richiesta è arrivata al processo davanti alla corte d'assise d'appello, presidente Salvatore Giardina, dopo che Riina era stato assolto in primo grado proprio dall'accusa di essere il mandante e di aver concorso alla "strage di Natale". Riina non era presente in aula ma ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere dove si trova anche il suo difensore Luca Cianferoni, il quale ha segnalato ai giudici l'esigenza di non proseguire l'udienza per l'intera giornata a causa delle precarie condizioni di salute del suo assistito.

Nella requisitoria il pg Vilfredo Marziani ha detto che la sentenza di primo grado, emessa nel 2015, è contraddittoria per l’incoerenza della descrizione di un quadro omertoso e mafioso in cui maturò la strage, rispetto all’assoluzione poi decisa per Riina. Il pm della procura di Firenze Angela Pietroiusti ha invece richiamato una serie di fatti, tra cui la circostanza che l’esplosivo usato per la strage, il Semtex 4, risultò dalle indagini uguale a quello nella disponibilità degli uomini più fidati di Riina. 

L'attentato venne compiuto domenica 23 dicembre 1984, nel fine settimana precedente le feste natalizie. Il treno era pieno di viaggiatori che ritornavano a casa o andavano in visita a parenti per le festività. Il convoglio intorno alle 19.08 fu colpito da un'esplosione violentissima mentre percorreva la Direttissima in direzione nord, a circa 8 chilometri all'interno del tunnel della Grande Galleria dell'Appennino (18 chilometri), in località Vernio, dove la ferrovia procede diritta e la velocità supera i 150 chilometri orari.  

L'esplosione causò 15 morti e 267 feriti. In seguito, i morti sarebbero saliti a 17 per le conseguenze dei traumi. La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli del corridoio della nona carrozza di II classe, a centro convoglio: l'ordigno era stato collocato sul treno durante la sosta alla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Sulla strage venne predisposta una perizia chimico-balistica da parte della Procura della Repubblica di Bologna, per capire le dinamiche dell'esplosione e il materiale utilizzato. Emerse che un testimone aveva visto una persona sistemare due borsoni in quel punto presso la stazione di Firenze, per cui l'inchiesta fu trasmessa alla Procura della Repubblica di Firenze. Nel marzo 1985 vennero arrestati a Roma, per altri reati (tra cui traffico di stupefacenti), Guido Cercola e il pregiudicato Giuseppe Calò, noto mafioso palermitano più comunemente conosciuto come Pippo Calò. I due furono ritenuti poi colpevoli e condannati in via definitiva, insieme all’altro boss Franco Di Agostino e all’artificiere tedesco Friedrich Schaudinn. Nel 2011 per la strage fu arrestato anche Totò Riina, già detenuto nel carcere di Parma, dopo le condanne ai vari ergastoli. Ma il processo si concluse con l’assoluzione per Riina. 

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