Mafia

Strage di Capaci, il super consulente Genchi indagato per favoreggiamento

Nuovi fantasmi sull'eccidio di Cosa nostra in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. A tirare in ballo Genchi è un agente della polizia stradale. Spunta un furgone bianco

Gioacchino Genchi, l'ex funzionario del ministero del'Interno, esperto di telematica e telefonia, risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Capaci. E' l'ultimo sviluppo dell'inchiesta sui mandanti esterni all'eccidio di Cosa nostra in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. A confermare la notizia su Facebook è stato lo stesso ex superpoliziotto, ex consulente di diverse procure, sospeso tre anni fa dalla polizia. "Quando gli operatori della Dia mi hanno notificato l'invito a comparire della Procura di Caltanissetta, con l'imputazione di 'favoreggiamento degli autori della strage di Capaci', ho avuto la sensazione di trovarmi su "Scherzi a parte"".

A tirare in ballo Genchi è un agente della polizia stradale, G.D.M. (denunciato a sua volta da Genchi per calunnia), che nei giorni immediatamente successivi alla strage riferì agli investigatori di aver visto, poco prima della strage e nei pressi del luogo dell'attentato un furgone bianco con degli operai intenti ad armeggiare attorno. Ascoltato pochi giorni dopo ritrattò.

Errori? Depistaggi? I magistrati della Procura di Caltanissetta da qualche tempo hanno riaperto le indagini sulla strage. Ascoltato dal procuratore Sergio Lari, G.D.M. ha raccontato di essere stato costretto a cambiare versione proprio da Gioacchino Genchi.

"Sono incredulo - dice ancora Genchi - e non riesco a spiegarmi il perché di queste gravissime accuse ad oltre 20 anni da quei fatti, da parte di un appartenente alla polizia di Stato, che semmai quelle minacce e quell'istigazione a mentire fossero vere avrebbe avuto il dovere morale e giuridico di denunciarle immediatamente e non attendere che passasse un ventennio e che fossero dei magistrati a contestargli le sue plateali contraddizioni. Non oso nemmeno ipotizzare un complotto di qualcuno della polizia di Stato contro di me nel tentativo di calunniarmi".

"Non riesco nemmeno a immaginare - conclude - come le due relazioni di servizio dell'agente G.D.M., palesemente contraddittorie su circostanze di assoluta rilevanza per le indagini sulla strage di Capaci, siano state lasciate stagionare per oltre 20 anni dai magistrati e dagli inquirenti che quelle indagini hanno svolto, chiuso e riaperto a piu' riprese, con i proclami sempre piu' roboanti, specie in occasione dell'approssimarsi degli anniversari del 23 maggio, che per un triste gioco del destino sono sempre prossimi a delle tornate elettorali".

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