Lunedì, 15 Luglio 2024
Mafia

Depistaggio Borsellino, l'appello dei pm: "Agenda rossa sottratta in via D'Amelio per sviare le indagini"

A scriverlo, nei motivi di appello del processo, sono il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e Maurizio Bonaccorso: "I comportamenti tenuti dal dirigente della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera, risultano eccessivamente sospetti"

"Il movente della sottrazione di un reperto così importante" come l'agenda rossa di Paolo Borsellino "da parte di soggetti che per funzioni svolte erano legittimati ad intervenire e operare sul luogo della strage e quindi esterni alla consorteria mafiosa, non può essere altro che quello di sviare le indagini, nel senso di impedire che le investigazioni potessero fuoriuscire dal perimetro delimitato dalla matrice esclusivamente mafiosa dell'attentato di via D'Amelio". A scriverlo, nei motivi di appello del processo depostaggio Borsellino, sono il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e il pm Maurizio Bonaccorso.

"I comportamenti tenuti dal dirigente della Squadra mobile" Arnaldo La Barbera "risultano eccessivamente sospetti e inducono ragionevolmente a ipotizzare un ruolo del dottor La Barbera per la sottrazione dell'agenda rossa. Se realmente la spinta psicologica del dottor La Barbera nell'azione illecita che ha portato alla creazione di tre falsi collaboratori di giustizia - dicono i pm - fosse stata soltanto quella di 'potere mantenere e accrescere la propria posizione all'interno della Polizia di Stato', come ritiene il tribunale, allora si sarebbe dovuto assistere a iniziative e comportamenti totalmente diversi, con sforzi investigativi orientati a cercare di fare luce anche sul mistero dell'agenda rossa". Per la Procura "La chaive di lettura alle incomprensibili condotte e reazioni del dottor La Barbera su questa specifica vicenda allora non può essere altra che quella del mantenimento delle indagini all'interno del 'perimetro' mafioso della strage".

Nei motivi di appello del processo depistaggio Borsellino il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e il pm Maurizio Bonaccorso scrivono: "Singolari anomalie in occasione di alcune telefonate effettuate dal falso pentito Vincenzo Scarantino mentre era a San Bartolomeo al Mare dopo avere collaborato con la giustizia". E spiegano: "A fronte di circa 280 eventi telefonici verso utenze in uso ai familiari e al difensore di Scarantino non vi sono state anomalie nel funzionamento del registratore", invece "in occasione di due chiamate verso il numero 091-210101" cioè il telefono fisso della Questura di Palermo "si sono verificate due anomalie". Così come anomalie si sarebbero riscontrate nella chiamate verso la pm Annamaria Palma. I pm parlano di "imbarazzante comportamento processuale" degli "appartenenti del gruppo Falcone e Borsellino" in aula.

Le risultanze probatorie del processo depistaggio Borsellino, scrivono, "hanno consentito di acclarare con assoluta certezza episodi di indottrinamento posti in essere da Arnaldo La Barbera e da Mario Bo. In occasione di ciascuno dei due interrogatori del 16 settembre e del 28 ottobre 1994 - dicono i pm - risultano documentati accessi del dottor Bo nel carcere di Palliano, dove era detenuto il collaboratore Andriotta". Poi ribadiscono "il numero elevato di colloqui investigativi con Scarantino" che "evidenziano un costante modus operandi del dottor La Barbera e dei suoi fedelissimi funzionari caratterizzati dall'uso dei colloqui investigativi e degli accessi in strutture carcerarie per istruire i falsi collaboratori".

"L'esistenza del rapporto di fiducia conferma ulteriormente non solo la consapevolezza ma una totale adesione" dei tre imputati del processo depistaggio Borsellino "al disegno criminale perseguito da Arnaldo La Barbera". Nel luglio 2022 il tribunale di Caltanissetta aveva dichiarato prescritte le accuse contestate a Mario Bo e Fabrizio Mattei, due dei tre poliziotti accusati di avere depistato le indagini sulla strage di via D'Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta. Assolto il terzo imputato, Michele Ribaudo. Erano imputati di calunnia aggravata dall'avere favorito la mafia. Il venire meno dell'aggravante aveva determinato la prescrizione del reato di calunnia. "Per tali ragioni il tribunale ha errato a escludere la sussistenza della circostanza aggravante dell'agevolazione mafiosa".

fonte Adnkronos


 

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