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Mafia, sotto sequestro ville e conti bancari dei Riina: "Accanimento contro di noi"

Antonino Ciavarello, genero del boss di Corleone, attacca la stampa per gli articoli sul provvedimento eseguito dai carabinieri: "Risorgerò presto dalle mie ceneri"

"Gente di legge e giornalisti accaniti contro di noi".  A scagliarsi contro i giornalisti sono, ancora una volta, i familiari di Totò Riina. Dopo la polemica innescata dalla figlia Lucia per la mancata assegnazione del bonus bebè, questa volta a parlare - o meglio a scrivere su Facebook - è Antonino Ciavarello, genero del boss di Corleone. Ciavarello ha sposato l'altra figlia, Maria Concetta, e i due vivono in Puglia. 

"Palazzolo aspetta e spera, tu e tutta la procura di Palermo che ti foraggia gli scoop prima che le cose accadono...E poi... Io non lancio tesi, io a differenza tua parlo per cose di cui sono certo e non come scrivi tu di ciò che i registi ti imboccano", scrive oggi su Facebook Ciavarello. 

Il riferimento è al giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, autore di un articolo sul sequestro di diversi conti bancari e aziende dei Riina. Nei 38 conti corrente sarebbero stati trovati pochi euro a fronte di impegni finanziari documentati, per cui non si smette di cercare. 

Punto cruciale dell’indagine patrimoniale - spiegano i carabinieri - è rappresentato dalla evidente sperequazione tra i redditi dichiarati negli anni dal Riina e dai suoi congiunti, da cui è stato possibile ipotizzare l’utilizzo di mezzi e di risorse finanziarie illecite. In tale quadro è emersa la significativa e continuativa disponibilità di denaro contante della famiglia, e in particolar modo della moglie la quale, malgrado i molteplici sequestri di beni subiti nel tempo ed a fronte dell’assenza di redditi ufficiali, è riuscita a emettere tra il 2007 e il 2013, assegni per un valore di oltre 42 mila euro a favore dei congiunti detenuti”.

"Avete sequestrato con ingiusta violenza la mia azienda, ma non potrete mai sequestrare il mio sapere ed il mio mestiere - scrive Ciavarello - e per questo risorgerò presto dalle mie ceneri come l'Araba Fenice più grande e più forte di prima. Per il resto arriverà il giudizio di Dio anche per voi che avete permesso edautorizzato violenza verso gente innocente, per voi che avete eseguito e per voi che state ripetendo a pappagallo quello che la regia vi ha scritto. Quel che avete fatto lo riceverete da Dio moltiplicato 9 volte, voi ed i vostri figli fino alla settima generazione. Gloria a Dio!. Spero veramente che questa mia pubblica denuncia possa fare intervenire tutti gli interessati preposti del territorio Lecce-Brindisi in modo da chiarire la mia posizione infangata da un associazione di gente di legge e giornalisti prevenuti ed accaniti nei miei confronti".

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