Giovedì, 16 Settembre 2021
Mafia

Tornano i sigilli sull'impero del costruttore Zummo, sequestro confermato dalla Corte d'Appello

La Dia ha eseguito il provvedimento che arriva dopo un lungo iter processuale. La Cassazione, su ricorso del procuratore generale di Palermo, aveva annullato con rinvio la sentenza sul dissequestro del patrimonio dell'imprenditore

(foto archivio)

Confermato dalla Corte d’Appello il sequestro del patrimonio del costruttore Francesco Zummo. La Direzione investigativa antimafia ha eseguito il provvedimento che dopo lunghe battaglie legali nei palazzi di giustizia punta alla confisca definitiva di 11 aziende, centinaia di conti correnti, aziende agricole, appartamenti, ville e terreni situati nel Palermitano nonchè cinque complessi residenziali nella provincia di Siena. Si tratta dell’ultimo capitolo delle vicende legate all’imprenditore palermitano, in passato considerato vicino a Cosa nostra per il riciclaggio di denaro nel settore edilizio. 

"A partire dalla fine degli anni ’60, Francesco Zummo, con il consuocero Vincenzo Piazza (ritenuto consigliere della famiglia mafiosa di Palermo-Uditore) e il defunto socio nonché suo fedele braccio destro Francesco Civello - si legge in una nota della Dia - fu tra i principali responsabili del 'sacco di Palermo', ordito dal noto esponente politico mafioso Vito Ciancimino, realizzando un impero edile di circa 2.700 immobili. L’imprenditore, nonostante fosse vicino alla famiglia mafiosa della Noce prima ed a quella dell’Uditore poi, ricoprì un ruolo trasversale rispetto alla guerra di mafia che portò vari boss ad alternarsi per la conquista dell’egemonia sulla città e la provincia”.

Dopo un complesso iter processuale e un annullamento con rinvio della Cassazione, chiamata ad esprimersi dal procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato sul dissequestro e la restituzione del patrimonio nel 2016, la Corte d’Appello di Palermo ha definito la vicenda stabilendo che “il patrimonio accumulato - concludono dalla Dia - fosse il risultato dell’esercizio di una vera e propria impresa mafiosa". Zummo, in parte assolto e in parte prescritto dalle accuse di favoreggiamento e associazione mafiosa, era stato comunque sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per 5 anni perché ritenuto socialmente pericoloso proprio per i suoi legami con Ciancimino e con il clan mafioso della Noce.

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