Mafia

Case e terreni: sequestro da 28 milioni al patron di Zeus Car

Operazione del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza. Il destinatario del provvedimento è Rosario Castello, imprenditore di 62 anni condannato per mafia e molto vicino ai clan: "Rilevata un'evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e le numerose acquisizioni patrimoniali"

Zeus Car, la società coinvolta

Beni per 28 milioni di euro sono stati sequestrati dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza a un imprenditore condannato per mafia. Sequestrate due società operanti nel settore della vendita di autoveicoli, una società immobiliare, tre abitazioni, sei fabbricati ad uso commerciale e due terreni a Misilmeri e Villabate, nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro.

Rosario Castello-2Il destinatario del provvedimento è Rosario Castello (nella foto a destra), titolare della società Zeus Car, in viale Regione Siciliana. "La pericolosità dell'imprenditore - dicono gli inquirenti - è scaturita sia dalle indagini che avevano portato alla cattura del noto latitante Lorenzo Tinnirello e dei soggetti che ne avevano favorito la latitanza, ma anche dalle dichiarazioni dei collaboratore tori di giustizia Pasquale ed Emanuele Di Filippo, Giovanni Drago, Pietro Romeo, Salvatore Spataro e Agostino Trombetta - poi riscontrate in sede investigativa - che lo indicavano quale fiancheggiatore del sodalizio criminale, tanto da determinarne la responsabilità penale per "concorso esterno in associazione di tipo mafioso".

Il sequestro eseguito trae origine dalle indagini svolte dal Gico, "che hanno rilevato un'evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e le numerose acquisizioni patrimoniali e societarie effettuate nel tempo dal nucleo familiare dell'interessato". In particolare, dagli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle, è "emerso che le disponibilità economiche che il sessantaduenne dichiarava non avrebbero permesso l'effettuazione dei numerosi investimenti realizzati, tanto da far supporre che il gruppo imprenditoriale sia stato finanziato, almeno in parte, con i proventi derivanti dall'attività delittuosa".

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