"Beni intestati a prestanome", sequestrate due aziende al "tesoriere" di Cosa nostra

I carabinieri hanno eseguito un provvedimento emesso dal tribunale di Palermo nei confronti di Giuseppe Corona, 52 anni, arrestato con l'operazione Atena e attualmente in carcere. Sigilli alla ditta Ferrante Ignazio e alla Vmc di Monica Schillaci & C sas

Aziende intestate a prestanome per eludere le misure di prevenzione. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno eseguito un provvedimento emesso dal tribunale di Palermo per il sequestro preventivo dei beni, del valore complessivo di 500 mila euro, riconducibili a Giuseppe Corona. Il 52enne, arrestato a marzo del 2019 e considerato il tesoriere del mandamento mafioso di Porta Nuova, è "attualmente detenuto - spiegano dal Comando provinciale - per i reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga".

Gli elementi raccolti nel prosieguo dell’attività investigativa, subito dopo il suo arresto avvenuto nell’ambito dell’operazione “Atena”, hanno dimostrare come i beni oggi finiti sotto sequestro “siano stati attribuiti fittiziamente ad altri soggetti - spiegano dal Comando provinciale - al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante di aver commesso tali fatti al fine di agevolare l’attività dell’associazione Cosa Nostra”.

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I sigilli sono stati apposti ai beni costituiti in azienda dell’impresa individuale “Ferrante Ignazio” con sede a Palermo, avente attività di commercio all’ingrosso di bevande non alcoliche e l’intero capitale sociale e complessi dei beni costituiti in azienda della società “Vmc di Monica Schillaci & c. sas” con sede a Palermo, attiva nel settore della somministrazione di alimenti e bevande.

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