I carabinieri svuotano le casse della mafia: nel mirino anche il boss di San Lorenzo

"Aggrediti" beni per un valore di tre milioni di euro ai danni di cinque palermitani, vicini a Cosa nostra. Al capomafia Giulio Caporrimo è stato sequestrato un immobile ad uso commerciale che oggi ospita il bar Squisito, in viale Strasburgo

Giulio Caporrimo

Appartamenti, aziende, bar, magazzini. Scattano sequestri e confische ai danni di cinque palermitani, vicini a Cosa nostra. I carabinieri del Nucleo Investigativo oggi hanno dato esecuzione all’ultimo di una serie di provvedimenti emessi ad aprile dal Tribunale di Palermo (Sezione Misure di Prevenzione) riguardanti beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Tra gli altri nel mirino dei carabinieri è finito Giulio Caporrimo, 50 anni tra un mese, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Oscar e in passato reggente del mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. A Caporrimo, al momento detenuto, è stato sequestrato un immobile ad uso commerciale del valore di due milioni, che ad oggi ospita il bar Squisito a Palermo, in viale Strasburgo. Da precisare che gli attuali gestori dell'attività risultano estranei al provvedimento.

Nel dettaglio il provvedimento di oggi ha riguardato Francesco Paolo Piscitello, 58 anni, appartenente al mandamento mafioso di Porta Nuova e arrestato nell'ambito dell'operazione Perseo. "A Piscitello - hanno spiegato i carabinieri - oggi è stato contestato di aver agevolato l’attività di Cosa nostra per aver messo a disposizione un appartamento a Enrico Scalavino, all’epoca latitante. Così gli sono stati confiscati tre magazzini a Palermo del valore complessivo di circa 200 mila euro.

Gli altri provvedimenti, eseguiti nei giorni scorsi, hanno invece riguardato Giovanni Tusa, nato a Palermo 43 anni fa, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Brasca e appartenente alla famiglia mafiosa di Villagrazia. All'uomo, adesso detenuto, è stato contestato di aver agevolato l’attività mafiosa "per aver contribuito a realizzare un costante collegamento tra i vertici dell’organizzazione attraverso incontri e riunioni nei locali della sua attività commerciale". "A Tusa - dicono i carabinieri - sono stati sequestrati beni dal valore complessivo di circa 345 mila euro". Si tratta di un intero complesso dei beni aziendali dell’impresa individuale “I Sapori della Terra di Giovanni Tusa”, un attività di commercio al dettaglio di frutta e verdura di via Villagrazia a Palermo e 7 rapporti bancari.

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Nel mirino dei carabinieri pure Aristide Neri, palermitano di 39 anni, tratto in arresto nell'ambito dell'operazione Jafar e appartenente alla famiglia mafiosa di Misilmeri. "A Neri gli è stata contestata la partecipazione ad un’estorsione commessa tra febbraio e aprile 2014 ed il suo pieno inserimento nella famiglia mafiosa alle dipendenze di Francesco Lo Gerfo". Gli sono stati sequestrati i seguenti beni, del valore complessivo di circa 155 mila euro: un intero complesso dei beni aziendali dell’impresa individuale denominata “Cn costruzioni di Aristide Neri", attività edile a Misilmeri e due rapporti bancari.

Disposti provvedimenti anche nei confronti di Giuseppe Ruggeri, nato a Palermo nel 1976 e tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Panta Rei. A Ruggeri, appartenente al mandamento mafioso di Porta Nuova, gli è stato contestato "l’aver collaborato con Paolo Calcagno nella gestione del mandamento mafioso, coordinando le attività illecite e le estorsioni e occupandosi del sostentamento dei detenuti e dei rapporti con esponenti di altre famiglie. Gli sono stati confiscati i seguenti beni, del valore complessivo di circa 200 mila euro: capitale sociale e complesso aziendale della società “L.C.R. Frescogel S.R.L.” con sede a Palermo, avente come attività il commercio all’ingrosso di pesce fresco e sei rapporti bancari.

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