Sequestrato panificio alla Noce: "Era la base operativa dei boss del quartiere"

Operazione messa a segno dalla polizia, tolti beni per un valore di 300 mila euro circa riconducibili a un 27enne ritenuto vicino a Cosa nostra (ci sono anche due immobili allo Sperone, in largo Di Vittorio)

Il panificio sequestrato

Quel panificio era diventato la nuova base operativa della famiglia mafiosa della Noce. Operazione della polizia, sequestrati beni immobili per un valore di 300 mila euro circa riconducibili a un 27enne ritenuto vicino a Cosa nostra. Si tratta di Nicolò Pecoraro. Disposto nei suoi confronti il sequestro di un panificio in via Ruggerone da Palermo e di due immobili allo Sperone, in largo Di Vittorio. La polizia ha eseguito un provvedimento, emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione Misure di Prevenzione - su proposta procuratore della Repubblica e del Questore di Palermo.

"Gli elementi utili a considerare Pecoraro come soggetto socialmente pericoloso in quanto vicino al clan della Noce - dicono dalla polizia - emergono nell’ambito delle indagini relative alla operazione antimafia denominata 'Settimo Quartiere' che hanno consentito di ricostruire il nuovo organigramma delle famiglie mafiose del quartiere. Si tratta di indagini che sono confluite nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dalla sezione Gip del Tribunale di Palermo il 18 maggio del 2018, che hanno portato Pecoraro ai domiciliari per i reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di fittizia intestazione di beni. In questo contesto è rilevante appunto la figura di Pecoraro che inizialmente ha ricoperto un ruolo marginale nel clan della Noce. Successivamente i membri più influenti hanno apprezzato il suo rilevante contributo, tanto da indicarlo come 'segretario particolare del capofamiglia, Giovanni Musso, per conto del quale ha aperto un panificio in fondo La Manna, intestandosene fittiziamente la titolarità".

Dalla questura proseguono: "Questo panificio era l''unità locale' (luogo operativo diverso da quello sede legale, ndr) di quello intestato sempre a Pecoraro in via Ruggerone da Palermo che ha costituito la nuova base operativa della famiglia mafiosa della Noce precedentemente localizzata in una sala scommesse nella vicina via Branci. Chiusa questa struttura, il 27enne si è prodigato per aprire in fondo La Manna, poco distante dalla sede principale, l’unità locale della sua attività, nascondendo il reale intestatario del nuovo esercizio commerciale identificabile, sempre, in Musso".

La nuova sede del panificio ha rappresentato uno degli strumenti utilizzati da Musso per impartire le proprie disposizioni, per risolvere eventuali questioni portate alla sua attenzione e per incontrare gli altri mafiosi. Sulla base dell’acclarata pericolosità sociale di Pecoraro l'ufficio Misure di prevenzione patrimoniali della divisione anticrimine della Questura di Palermo ha svolto accertamenti patrimoniali nei suoi confronti e del suo nucleo familiare che hanno permesso di evidenziare una notevole sproporzione economica tra i redditi leciti dichiarati, ben inferiori alle ordinarie spese di mantenimento, e gli investimenti patrimoniali effettuati, a conferma dell’evidente impiego di risorse finanziarie di illecita provenienza. 

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"Il provvedimento - dicono dalla questura - assume particolare rilievo perché interessa beni localizzati in due quartieri notoriamente ad altissima densità mafiosa, Noce e Sperone. Un provvedimento, quello di oggi, che assume inoltre un’importante valenza simbolica poiché è esito dell’attività congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Palermo, entrambi titolari del potere autonomo di proporre l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. Le autorità, in perfetta sinergia, hanno tolto i beni dalla disponibilità di Cosa nostra riuscendo a trasmettere un segnale forte".
 

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