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Mafia, stangata per il clan Resuttana-San Lorenzo: condanne pesanti anche per i pentiti

Si chiude con 24 condanne e 13 assoluzioni il processo nato dopo l'operazione dei carabinieri Talea. Quattro anni a Maria Angela di Trapani, moglie del superkiller Salvino Madonia, accusato dell'omicidio di Libero Grassi

L'uscita di Maria Angela Di Trapani dalla caserma dei carabinieri - foto Ansa

Condanne per oltre un secolo e mezzo di carcere per il clan Resuttana-San Lorenzo. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Palermo Filippo Lo Presti ha emesso ieri sera la sentenza contro un folto gruppo composto da presunti boss e gregari. La pena più alta, pari a 14 anni, è stata inflitta a Pietro Salsiera. I pentiti Domenico Mammi e Sergio Macaluso, che con le loro dichiarazioni hanno consentito di aggravare le posizioni degli altri coimputati, sono stati condannati rispettivamente a 10 anni e 8 anni e 4 mesi di carcere. Quattro anni in continuazione con le precedenti condanne a Maria Angela Di Trapani, moglie del superkiller Salvino Madonia, accusato fra l'altro di avere ucciso l'imprenditore Libero Grassi. A rappresentare l'accusa i procuratori della Dda Annamaria Picozzi (oggi procuratore aggiunto), Amelia Luise e Roberto Tartaglia (distaccato ora in commissione parlamentare antimafia).

Si chiude così la prima partita in tribunale per i 37 imputati con il rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo della pena) nell’ambito del processo nato dopo l’operazione dei carabinieri Talea. Le altre condanne: Salvatore Ariolo (8 anni e 3 mesi), Filippo Bonanno (9 anni e 4 mesi), Giuseppe Biondino (9 anni e 4 mesi), Ignazio Calderone (5 anni e 4 mesi), Stefano Casella (3 anni e 4 mesi), Antonino Catanzaro (2 anni e 8 mesi), Lorenzo Crivello (8 anni e 8 mesi), Gianluca Galluzzo (1 anno e 4 mesi), Ahmed Glaoui (4 mesi), Francesco Paolo Liga (10 anni e 4 mesi), Salvatore Lo Cricchio (8 anni), Francesco Lo Iacono (2 anni e 8 mesi), Bartolomeo Mancuso (4 mesi), Giovanni Manitta (3 anni e 8 mesi), Sergio Napolitano (10 anni e 2 mesi), Giovanni Niosi (10 anni), Pietro Salamone (8 anni), Corrado Spataro (11 anni e 8 mesi), Antonino Tumminia (3 anni e 4 mesi), Massimiliano Vattiato (8 anni e 4 mesi).

"Mai ammettere di far parte di Cosa nostra", le intercettazioni

Gli assolti sono Michele Pillitteri, Fabio Schiera, Renato Farina. Giuseppe Sgroi, Antonino La Barbera, Calogero Gambino, Francesco Di Noto, Vincenzo Maranzano, Giulio D'Acquisto, Concetta Niosi, Rita Niosi, Giuseppe Tarantino, Vincenzo Marazano. L’operazione Talea risalente a dicembre 2017 è frutto di un lungo lavoro d’indagine dei carabinieri che hanno raccolto le denunce di commercianti e imprenditori che avevano deciso di non pagare il pizzo. Costruttori ed esercenti avvicinati dagli emissari del clan con l’obiettivo di ottenere da loro qualcosa, un contributo per la “famiglia” o per i detenuti, la cosiddetta “messa a posto”. “Vatti a cercare un amico perché a Palermo non funziona così”, diceva Tumminia a un uomo mentre si trovava su un’impalcatura in via Leopardi. Impietose le intercettazioni di alcuni degli imputati che, fra di loro, non nascondevano l’influenza che potevano avere sul territorio. “A Ballarò ci sono duemila putie e pagano tutti”.

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