Processo da rifare, i boss di Brancaccio potrebbero essere scarcerati

La ricusazione del giudice rischia di far tornare in libertà 53 presunti appartenenti alla cosca di corso dei Mille: molti di loro furono arrestati nell'operazione di polizia e guardia di finanza che nel 2017 portò a galla minacce, danneggiamenti, estorsioni e furti

Giuseppe Lo Porto, fratello del cooperante ucciso

C'è un errore nella procedura, il processo riparte da zero e a questo punto il rischio scarcerazione per i boss di Brancaccio e corso dei Mille è dietro l’angolo. Ha del clamoroso quello che sta succedendo: per tre imputati alla sbarra la Cassazione ha accolto l’istanza di ricusazione del Gup Guglielmo Nicastro, che lo scorso luglio aveva disposto il processo in tribunale per un gruppo di presunti appartenenti alla cosca. Ora potrebbero scadere i termini di custodia, anche se la Procura chiederà che vengano allungati. 

Sono in tutto 53 gli imputati a giudizio, tra abbreviato e ordinario. Per la Cassazione Nicastro va ricusato perché prima di rinviare a giudizio e ammettere a rito abbreviato gli imputati aveva firmato alcuni decreti di intercettazione nei confronti degli stessi indagati e da codice chi svolge funzioni da gip in un procedimento non può essere poi il gup dello stesso processo. 

La ricusazione rischia dunque di portare alla scarcerazione parecchi presunti mafiosi arrestati nell'operazione di polizia e guardia di finanza del luglio 2017. In quella circostanza furono arrestati Pietro Tagliavia, ritenuto a capo della famiglia di corso dei Mille, già ai domiciliari. Coinvolto anche Giuseppe Lo Porto, fratello di Giovanni, il cooperante ucciso 3 anni fa tra Afghanistan e Pakistan.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dal Gico del Nucleo di polizia tributaria con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia fecero luce su una serie di episodi criminali come estorsioni, danneggiamenti e detenzione di armi relativi alla cosca di Brancaccio, nonché a ricostruire meglio l’organigramma delle famiglie mafiose, individuando ruoli e competenze degli associati e degli elementi di spicco.

Adesso la Cassazione ha dato ragione ai difensori dei picciotti di Brancaccio. Ripartirà dunque da zero il procedimento. E il paradosso è che la nuova udienza preliminare rischia di celebrarsi dopo la scadenza dei termini di custodia cautelare e dunque con i mafiosi in libertà. Tra gli imputati oltre Tagliavia e Lo Porto, ci sono tra gli altri anche Claudio D’Amore, Bruno Mazzara, Francesco Paolo Mandalà e Gaetano Lo Coco, Giuseppe Caserta, Cosimo Geloso, Giuseppe Mangano, Francesco Paolo Clemente, Giuseppe Di Fatta e Antonino Marino.

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