Mafia

L'ex boss della droga troppo malato per il carcere

Rosario Lo Nardo, l'anziano capomafia palermitano considerato per anni il ponte tra Cosa Nostra e la Mala del Brenta, potrebbe evitare di finire in galera nonostante il lungo curriculum criminale. I legami con il clan Fidanzati e Totuccio Contorno, le rapine e la vita da usuraio

Rosario Lo Nardo, ex boss della droga, potrebbe non finire in carcere perché troppo malato. Il palermitano, 78 anni, era arrivato in Veneto negli anni ’70 dalla sua Sicilia, per soggiorno obbligato insieme ad altri condannati per delitti mafiosi. Gestore di traffici di stupefacenti e riciclatore di denaro proveniente da bische clandestine e casinò nell'ex Jugoslavia, per anni aveva "lavorato" con la mala della Riviera del Brenta, mettendo a disposizione dei trafficanti veneti i suoi legami con il clan Fidanzati e Totuccio Contorno. Per questo è reato è stato condannato a 17 anni di reclusione, ma la pena l'ha scontata agli arresti domiciliari. E adesso potrebbe evitare il carcere viste le sue condizioni di salute che si sono aggravate.

In Veneto Lo Nardo non è mai rimasto con le mani in mano, essendo stato coinvolto anche in un’inchiesta per rapine ai Tir e poi processato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Come hanno documentato le forze dell'ordine la mafia nel Veneto a lungo ha reinvestito i soldi guadagnati con il traffico di droga, i sequestri, le rapine e il gioco d'azzardo. 

Lo Nardo è stato arrestato l'ultima volta nel 2012, inchiodato quasi casualmente da un controllo in strada. Al capopattuglia che lo fermò infatti il suo volto non era nuovo. E il controllo dei documenti non fece altro che confermare il sospetto: quel signore settantenne che passeggiava verso il centro di Castelfranco Veneto non era una persona qualsiasi, bensì un ex boss mafioso, considerato addirittura il ponte tra Cosa Nostra e la Mala del Brenta. Rosario Lo Nardo venne intercettato da una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri e finì in carcere.

I carabinieri di Venezia lo avevano già arrestato nel 2010 mentre stava ricevendo una tranche di 1000 euro da un "cliente". In quel caso scattò la perquisizione in casa dove furono sequestrati 65 mila euro in contanti, 100 mila euro in titoli e cambiali insieme ad alcuni gioielli, tra cui due Rolex d’oro, probabilmente dati in pegno da chi aveva cercato e ottenuto qualche prestito con tassi d’interesse stellari. Lo Nardo era da poco finito nel mirino dei carabinieri perché un giocatore del Casinò veneziano era andato dal palermitano a farsi cambiare un assegno di 6-7 mila euro provenienti dal colpo. Così si scoprì che in Veneto non solo Lo Nardo faceva il "cambista", ma prestava pure soldi a usura.  

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