Domenica, 26 Settembre 2021
Mafia

Mafia palermitana sotto l'Etna: "Riina voleva uccidere il pm di Catania ma i Santapaola dissero no"

Secondo il figlio dello storico capomafia Nitto Santapaola, il padrino corleonese dopo le stragi del '92 ordinò l'assassinio dell'allora procuratore Mario Busacca: "Fu Natale Di Raimondo a portare l'ordine da Palermo, ma eravamo contrari a delitti eclatanti nella nostra città"

Totò Riina nel 1992 ha ordinato di uccidere l'allora procuratore di Catania, Mario Busacca, ma i vertici della famiglia catanese dei Santapaola si opposero. A rivelarlo è Vincenzo Santapaola, figlio di Salvatore e nipote del capomafia Nitto, che ieri ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d'assise d'appello di Catania nel processo in cui è imputato per l'omicidio di Luigi Ilardo, il cugino del boss Giuseppe 'Piddu' Madonia, assassinato il 10 maggio 1996 perché, secondo l'accusa, Cosa nostra sospettava fosse un confidente e che aveva l'intenzione di collaborare con la giustizia.

L'ordine di Totò Riina sarebbe partito subito dopo le stragi a Capaci e in via D'Amelio: "Fu Natale Di Raimondo - ha detto Vincenzo Santapaola in aula - a portare l'ordine da Palermo, ma io mi opposi perché eravamo contrari a delitti eclatanti. A Catania si poteva stare tranquilli".

Si tratta di una vicenda che rientra in quello che fu definito, giornalisticamente, lo scontro tra i 'falchi' di Totò Riina e le 'colombe' di Bernardo Provenzano sulla strategia militare di Cosa nostra. In quel periodo Benedetto Santapaola si rifiutò di compiere omicidi 'eccellenti' a Catania per non sollevare la reazione dello Stato sul territorio. Per questo il capo dei capi fece diventare 'uomo d'onore' Santo Mazzei, che si sarebbe dovuto contrapporre a Benedetto Santapaola. In quell'occasione il gruppo di Monte Po si schierò con Riina e quindi, è la linea della difesa di Vincenzo Santapaola, "non potevano avere rapporti con loro e nessun incontro ci poteva essere per organizzare l'omicidio di Ilardo", come sostiene l'accusa". Per il delitto la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, emessa il 21 marzo del 2017: ergastolo ai capimafia Giuseppe Madonia e Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti, al boss Maurizio Zuccaro, come organizzatore, e a Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore materiale. 

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