Schiaffo al clan Tagliavia di corso dei Mille: sequestro beni per 38 milioni di euro

Nel mirino il gruppo criminale capeggiato dal figlio di Francesco Tagliavia, esponente di vertice del mandamento mafioso di Brancaccio, condannato all'ergastolo sia per la strage di via d'Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze

Schiaffo al clan Tagliavia di corso dei Mille. I finanzieri del gruppo di Prato - coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia - hanno sequestrato disponibilità finanziarie, conti correnti, imprese, immobili ed automezzi di proprietà, fino all'equivalente di oltre 38,6 milioni di euro (importo corrispondente al profitto complessivamente conseguito tramite attività di riciclaggio) a presunti esponenti della famiglia palermitana capeggiata da Pietro Tagliavia. Si tratta del figlio di Francesco Tagliavia, esponente di vertice del "mandamento mafioso di Brancaccio", condannato all'ergastolo sia per la strage di via d'Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze.

Il riciclaggio sarebbe avvenuto utilizzando una galassia di imprese (33 in tutto) con sedi in tutta Italia, aventi per oggetto sociale il commercio dei pallets, le pedane in legno usate per il trasporto di materiali. Alcune sedi del gruppo criminale si trovavano in Sicilia. Si stima un giro di fatture per operazioni inesistenti di 50 milioni di euro.

Le Fiamme gialle hanno sottoposto a sequestro: 9 immobili, tra cui una lussuosa villa nella riviera romagnola, una villetta sulla costa palermitana, due appartamenti sulla riviera ligure di Ponente con pertinenti box, un immobile di Prato dove ha sede un bar e due terreni agricoli nel palermitano; 8 autoveicoli, alcuni dei quali di grossa cilindrata, ed un motoveicolo; 22 rapporti finanziari, tra cui conti correnti, polizze vita, buoni postali e fondi comuni d'investimento, per un controvalore pari a circa 1,2 milioni di euro; denaro contante per oltre 200 mila euro e 4 imprese operanti nel settore del commercio all'ingrosso di imballaggi.

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Un consulente del lavoro palermitano, sospeso dall’Ordine, sarebbe stato specializzato proprio nella gestione delle false fatture. I sequestri, disposti dal tribunale di Firenze per equivalente del profitto conseguito col riciclaggio, rappresentano la seconda parte dell’inchiesta “Golden Wood”, che lo scorso febbraio aveva portato all’arresto di 12 persone (10 palermitani e due pugliesi).

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