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Scavi a vuoto a Carini: nessuna traccia della Fiat Uno con due cadaveri

Dopo settimane di ricerche (partite su "assist" di un pentito) i carabinieri non sono riusciti a recuperare i resti dell'auto e i corpi di Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto, uccisi nel 1999 con il metodo della lupara bianca

Niente da fare. E' andato a vuoto il tentativo di recuperare i resti dell’auto seppellita sottoterra a Carini con due cadaveri nascosti nel portabagagli, quelli di Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto, uccisi 17 anni fa con il metodo della lupara bianca. Le ricerche - risultate alla fine vane - erano scattate all'interno di un terreno dell'area industriale dopo l’incredibile rivelazione di Antonino Pipitone, boss della zona che recentemente ha deciso di collaborare con la magistratura vuotando il sacco sull'omicidio di Failla e Mazzamuto, di 18 anni fa.

Dopo aver messo a verbale il racconto di Pipitone, i carabinieri in queste settimane hanno avviato le ricerche e scavato con le ruspe a Carini per individuare il punto in cui sarebbe stata seppellita la Fiat Uno. A nulla sono serviti neanche i sondaggi con i georadar. Dei due nessuna traccia. Sottoterra i militari hanno trovato solo rifiuti.

I mandanti dell'omicidio sarebbero stati i Lo Piccolo, che li ritenevano colpevoli della scomparsa di un loro parente, Luigi Mannino, ucciso nel 1999. I due uomini sarebbero stati uccisi dai boss di San Lorenzo, che per portarli sul posto gli avrebbero teso una trappola dandogli appuntamento in un punto preciso. Dopo aver ucciso i due, i boss decisero di seppellirli con l'auto per evitare che il veicolo venisse trovato. Così fu fatto arrivare un escavatore per nascondere, oltre ai cadaveri, anche l’auto. Ma quella Uno, trasformatasi nella tomba di Failla e Mazzamuto dopo la sentenza di morte dei Lo Piccolo, non è più riemersa.

Resta il buio dunque su uno degli omicidi di mafia più misteriosi degli anni Novanta. Le indagini dei militari sono state coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Amelia Luise e Annamaria Picozzi. I carabinieri in questi mesi hanno esteso le ricerche nelle campagne fra Carini, Torretta, Villagrazia, Capaci e Cinisi, con l'aiuto di speciali metal detector e di georadar. Fino a quando il cerchio si è stretto nell'area industriale di Carini. A novembre i carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dalla Dda, per quel delitto avevano eseguito alcuni fermi a carico dei boss Antonino Di Maggio e Giovan Battista Pipitone, nonché dell'imprenditore Salvatore Cataldo.

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