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Giovedì, 19 Maggio 2022
Mafia

Vecchi boss al comando e infiltrazioni in tutti i settori: l'identikit di Cosa nostra

Presentata la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il dossier analizza dinamiche e strategie della criminalità mafiosa di tutta Italia. Rosy Bindi: "Le istituzioni hanno un debito di verità nei confronti di Falcone e Borsellino"

Struttura piramidale, capacità di infiltrazione nei settori chiave dell'economia e lo stretto legame con i vecchi capi in assenza di nuove gerarchie stabili. Si presenta così Cosa nostra oggi secondo la relazione annuale della Dna (Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo). Il dossier prende in considerazione il periodo fra il primo luglio 2015 e il 30 giugno 2016 e analizza dinamiche e strategie della criminalità mafiosa di tutta Italia.

LA ROCCAFORTE - Secondo a Dna è in particolare a Palermo che l'organizzazione criminale "esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall'attività di repressione continuamente svolta". 

BOSS "VECCHI E IRRIDUCIBILI" -  Il passto sembra tornare. Secondo gli inquirenti mancano, in Cosa Nostra palermitana, personaggi di particolare carisma criminale liberi, seppure latitanti. "Si assiste oggi, in molti mandamenti, al ritorno in scena di personaggi già coinvolti in vicende giudiziarie che, noti in passato come figure non di primissimo piano negli organigrammi mafiosi, scontata la pena, si ritrovano ad occupare le posizioni di preminenza lasciate libere dai boss di maggior calibro. Attorno a costoro si coagulano vecchi, irriducibili, uomini d'onore, - spiegano i magistrati - di cui l'organizzazione si avvale per rivestire la propria azione di quell'aura di autorevolezza e prestigio che solo la 'tradizione' criminale di costoro può garantirle, e nuove leve, provenienti dalle storiche famiglie di mafia, ed anche, in ragione delle obiettive difficoltà di reclutamento di altri 'picciotti', personaggi di nessuna o quasi storia criminale addirittura talvolta preposti ad attività di sicuro rilievo per l'organizzazione quali l'imposizione del pizzo". 

I LATITANTI - La cattura di Matteo Messina Denaro, “storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del Trapanese”, resta tra le priorità assolute della Dna: “Nella situazione di difficoltà di Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione”.

LE GERARCHIE - Cosa nostra mantiene una "struttura unitaria e piramidale e le tradizionali regole interne sui loro interessi economici e su gravi fatti delittuosi da queste perpetrati. Tali informazioni smentiscono ancora una volta, ove fosse necessario, talune indicazioni operate da altri osservatori del fenomeno mafioso che teorizzano una sorta di 'camorrizzazione' dell'organizzazione mafiosa 'Cosa Nostra' e un suo inarrestabile declino (senza peraltro neppure conoscere a fondo le camorre)". 

LE MAFIE, IL PIZZO E LE ECONOMIE LEGALI - "Cosa Nostra - si legge nella relazione - si presenta tuttora come un'organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva". Nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, inoltre, "risulta ancora estremamente diffusa l'imposizione del 'pizzo' alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente ed immediatamente remunerativo". Ma il dato più significativo, secondo la Direzione investigativa antimafia, è rappresentato "dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa Nostra, in ogni settore dell'attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, in particolare nell'ambito degli Enti Locali".

LE STRAGI E LA VERITA' CHE ANCORA MANCA - "Credo che tutte le istituzioni - ha detto la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi nel corso della presentazione della relazione -.abbiano un debito di verità nei confronti di Falcone e Borsellino. Faccio appello affinchè tutti facciano la propria parte perchè a 25 anni si abbia la verità sia sul piano giudiziario che su quello politico".

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