Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Mafia

La mafia adotta nuove strategie: porte aperte agli "scappati" e occhi sui soldi del Recovery

Le dinamiche della criminalità organizzata delineate nella relazione della Dia al Parlamento relativa al secondo semestre 2020. Per trovare denaro i boss si affidano al "classico" narcotraffico ma anche al gaming e ai bitcoin. Territorio palermitano diviso in 8 mandamenti, composti da 33 famiglie. In provincia ne esistono altri 7

I clan di Cosa nostra, non riuscendo a ricostruire la Cupola cui spettava il compito di definire le questioni più delicate, hanno adottato "un coordinamento basato sulla condivisione delle linee di indirizzo e dalla ripartizione delle sfere di influenza tra esponenti di rilievo dei vari mandamenti, anche di province diverse".  Nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento si registrano ripetuti tentativi di una "significativa rivitalizzazione" dei contatti con le famiglie all'estero: le indagini rivelano come i clan hanno "riaperto le porte ai cosiddetti 'scappati' o meglio, alle "nuove generazioni di coloro i cui padri avevano dovuto trovare rifugio all'estero a seguito della guerra di mafia dei primi anni Ottanta". E' uno degli elementi contenuti nella relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) al Parlamento relativa all'ultimo semestre del 2020.

Palermo, mandamenti e famiglie

Nella città di Palermo esitono 8 mandamenti, composti da 33 famiglie Nella provincia panormita le consorterie risultano strutturate in 7 mandamenti, composti da 49 famiglie. "Negli ultimi anni - spiega la Dia - la competenza territoriale dei mandamenti e delle famiglie appare meno rigida rispetto al passato variando in base a equilibri di potere mutevoli e ai conseguenti accordi
contingenti. In assenza di un organo sovraordinato10 la direzione e l’elaborazione delle linee d’azione operative risultano perlopiù esercitate attraverso relazioni e incontri di anziani uomini d’onore ai quali viene riconosciuta l’autorità derivante da una pregnante influenza sul territorio, pur in assenza di una formale investitura".

"Per quanto a oggi noto - ha evidenziato il direttore centrale Anticrimine della Polizia di Stato Francesco Messina - i tentativi di ricostituire un organismo di vertice autorevole, attorno a un leader carismatico, unanimemente riconosciuto, in grado di gestire i rapporti tra le famiglie mafiose, di comporne le eventuali contrapposizioni e di predisporre nuovi schemi e strategie operative non hanno avuto grande successo. Tuttavia, le attuali risultanze investigative sostanzialmente continuano a dare conto dello sforzo continuo di riorganizzarsi per sopravvivere, mediante l'individuazione di nuove figure di riferimento che, pur soggette a un turnover talvolta serrato in ragione delle vicissitudini giudiziarie, riescono comunque a garantire al sodalizio una continuità di azione criminale che si risolve, ancor oggi, in un serio vulnus per l'ordine sociale".

La mafia nigeriana

Secondo la Dia la presenza della mafia nigeriana in Sicilia è "rilevante". Cosa nostra manterrebbe l'egida sulle attività nelle zone di competenza "tollerando" la presenza della criminalità straniera in settori di non diretto interesse e talora "utilizzandola" per ruoli di "cooperazione marginale". Le organizzazioni criminali nigeriane, che secondo la Dia sono "già consolidate a Palermo e a Catania", ora "anche a Caltanissetta stanno progressivamente acquisendo spazi operativi nei consueti settori degli stupefacenti e della tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione".

Mafia e Stidda pericolosamente più vicine 

In Sicilia a Cosa nostra "si affiancano altre consorterie di matrici mafiose e fortemente organizzate ma inclini a evitare contrapposizioni con le famiglie: tra queste un rilievo particolare è da attribuire alla stidda, presente nelle province di Agrigento, Caltanissetta e Ragusa, che risulta caratterizzata dalla coesistenza di gruppi operanti con un coordinamento di tipo orizzontale". Nata in contrapposizione a Cosa nostra, la Stidda oggi, secondo gli investigatori della Dia, "tende a ricercare piuttosto l'accordo con quest'ultima per la spartizione degli affari illeciti". Di recente alcune organizzazioni stiddare "hanno compiuto un salto di qualità evolvendosi da gruppi principalmente dediti a reati predatori a compagini in grado di infiltrare il tessuto economico-imprenditoriale del nord Italia".

L'emergenza Covid come un affare

Nella relazione della Dia al Parlamento si legge come, con il prolungamento dell'emergenza dovuta al Covid, "la tendenza ad infiltrare in modo capillare il tessuto economico e sociale sano" da parte delle organizzazioni criminali "si sarebbe ulteriormente evidenziata". Quella adottata è una strategia criminale "che, in un periodo di grave crisi, offrirebbe alle organizzazioni l'occasione sia di poter rilevare a buon mercato imprese in difficoltà, sia di accaparrarsi le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l'emergenza sanitaria". C'è poi l'interesse per i fondi per il post emergenza. Capitali che fanno gola ai boss, che si avvicinano ai "colletti bianchi" per infiltrarsi nell'economia sana.

La corruzione

Per la Dia "Nelle aree del Nord, ove notoriamente l'economia è più effervescente, si nota un deciso incremento delle attività di riciclaggio e impiego di denaro, in controtendenza a quanto risulta nel resto della penisola ove queste condotte sono in flessione rispetto al 2019. Un dato che sembrerebbe confermare quanto le mire delle mafie siano ancor più rivolte verso i mercati economici dei territori con maggiori prospettive di crescita. Se l'analisi dei reati di corruzione, concussione e induzione restituisce un quadro pressoché stabile al centro con andamenti variabili tra le diverse tipologie di condotte, al sud si nota un sensibile incremento di tutte queste fattispecie di reato che può ritenersi indicativo dei possibili crescenti tentativi di infiltrazione e di condizionamento della Pubblica Amministrazione attraverso funzionari/amministratori infedeli".

Il sistema dei rifiuti

E' il ciclo dei rifiuti, secondo la relazione della Dia, uno dei settori più colpito dal fenomeno della corruzione nel Palermitano. Viene definita "emblematica" la situazione della discarica di Bellolampo che "rappresenta il simbolo della crisi rifiuti della Regione Siciliana ed è al centro di indagini da parte della Procura di Palermo che, ancora una volta, ha ipotizzato fattispecie di inquinamento ambientale". L'inchiesta 'Megawatt 2', condotta dalla Dia, ha portato il 6 agosto 2020 all'arresto in flagranza di reato di due imprenditori del comparto dei rifiuti e del direttore tecnico della discarica comunale.

Mafia più tecnologica: occhi su gaming e bitcoin

Per gli investigatori "I sodalizi mafiosi, ampliando l'utilizzo della tecnologia, sono consacrati al gaming e betting, rispettivamente il settore del gioco d'azzardo e delle scommesse''.  In particolare, si spiega, gli ''imprenditori riconducibili alla criminalità organizzata, grazie alla costituzione di società sedenti nei paradisi fiscali, creano un circuito parallelo a quello legale, che consente di ottenere smisurati guadagni ed, in particolare, di riciclare, in maniera anonima, cospicue quantità di denaro'. Un'altra indicazione sulla capacità della mafia di cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione - si sottolinea - si rinviene nel ricorso all'utilizzo delle criptovalute, come i Bitcoin e, più di recente, il Monero2 , che non consentono un agevole tracciamento''. 

Il narcotraffico come fonte di reddito

La droga resta il primo "business" delle organizzazioni criminali italiane all'estero, che quando si trovano ad avere base in altri Paesi evitano l'uso della violenza, preferendo ricorrere invece alla corruzione. ''L'ambito criminale che a livello internazionale continua ad offrire una maggiore redditività è quello del narcotraffico - si legge nella relazione semestrale della Dia - Al riguardo, negli ultimi anni l'Africa occidentale sembrerebbe essere diventata un importante snodo per i traffici di droga. In particolare, la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau e il Ghana rientrano tra i Paesi finiti nelle mire delle mafie, rappresentando al momento cruciali basi logistiche per i narcos''. Quanto al ''modus operandi mafioso oltre frontiera'', la relazione della Dia evidenzia che ''i sodalizi, pur mantenendo l'antico stereotipo di struttura criminale verticistica basata sul vincolo familiare, sono riusciti a modellare innovative regole organizzative, estremamente duttili, per cogliere velocemente i vantaggi offerti dal sistema economico internazionale. Le matrici mafiose, nelle nazioni straniere dove si espandono, preferiscono ricorrere alla corruzione per non destare allarme sociale, evitando di utilizzare ogni forma di forza intimidatrice. Questo approccio di sommersione è fondamentale per poter agire in maniera indisturbata, permeando ogni ambito economico e riciclando enormi capitali ottenuti con le attività illecite''.  

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