Mafia

Strage via D'Amelio, le conclusioni: "La bomba? Menti raffinatissime affiancarono i boss"

"Servizi segreti dietro i depistaggi, anche i magistrati colpevoli". La relazione della commissione Antimafia: "Resta vuoto di verità, Scarantino personaggio inquietante". Il presidente Fava: "Si poteva scoprire qualcosa di più ben prima di quando ha parlato Spatuzza"

La strage di via D'Amelio - foto Ansa

Per quanto riguarda il depistaggio sulle indagini relative alla strage di via D’Amelio “siamo arrivati a due conclusioni che sono sintesi di tutto ciò che ci è stato offerto". Ha esordito così oggi il presidente della commissione Antimafia regionale siciliana Claudio Fava, che ha illustrato la relazione della commissione sul depistaggio relativo alle indagini sulla strage di via D’Amelio in cui il 19 luglio 1992 furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.

"La prima conclusione - dice - è una preoccupazione, un dubbio forte, che la stessa mano, non mafiosa, che ha lavorato per condurre e accompagnare questo depistaggio possa avere accompagnato anche gli esecutori della strage del 19 luglio 1992. La seconda è che questo depistaggio è stato possibile per un concorso di responsabilità che va oltre i tre imputati di Caltanissetta e oltre i due domini delle indagini Petralia e La Barbera. L’impressione è che questo depistaggio sia risultato di reticenze a tutti i livelli istituzionali, di magistratura e polizia”.

Per Fava “se qualcuno avesse scelto di non tacere in tempi antichi, probabilmente noi saremmo stati in grado di intuire che eravamo di fronte al depistaggio ancora prima del 2008. Abbiamo assistito a forzature procedurali molte delle quali hanno favorito il depistaggio. Se qualcuno avesse deciso di parlare in questi anni, saremmo riusciti a scoprire il depistaggio ben prima del 2008, quando ha parlato il collaboratore Spatuzza", ha aggiunto. Poi il presidente della commissione Antimafia sottolinea: "I servizi segreti hanno avuto un ruolo penetrante e pervasivo nel luogo della strage di via D'Amelio nell'immediatezza dell'eccidio".

"Certa - ha continuato Fava - è l'irritualità dei modi, 'predatori' ci ha detto efficacemente un pm audito in Commissione, attraverso cui il cosiddetto gruppo 'Falcone e Borsellino' condizionò le indagini, omise atti e informazioni, fabbricò e gestì la presunta collaborazione di Vincenzo Scarantino e degli altri cosiddetti pentiti". "La regia del depistaggio" sulla strage di via D'Amelio "comincia ben prima che l'autobomba esploda in via D'Amelio". "Questo induce a pensare che 'menti raffinatissime', volendo mutuare un'espressione di Giovanni Falcone, si affiancarono a Cosa nostra sia nell'organizzazione della strage, sia contribuendo a successivo depistaggio".

All'incontro con la stampa presente anche Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso in via D'Amelio. "E questa indagine è iniziata con lei, con Fiammetta Borsellino, lo scorso 18 luglio - dice Fava -. Era il modo migliore  per rendere giustizia alla memoria di Paolo Borsellino. Abbiamo raccolto il sentimento di solitudine e di dolore arrivati dai familiari di Borsellino. Per troppo tempo, troppe domande rimaste senza destinatari".

Nella relazione della commissione si legge: "Ciò che inquieta veramente non è tanto la riconosciuta falsità delle dichiarazioni dello Scarantino, sul piano processuale, come si è constatato, suscettibili di essere difficoltà disvelate, bensì l’apparizione del personaggio in quanto tale. La sua improvvisa e immediata irruzione nello scenario processuale doveva servire, con le sue propalazioni, ad escludere ogni possibile sospetto che mandanti della strage potessero essere anche soggetti estranei all’associazione mafiosa. In tal modo venivano appagate le ansie e le aspettative di verità della pubblica opinione per la pronta scoperta di mandanti ed esecutori tutti mafiosi ed al tempo stesso si esorcizzava l’incubo di indicibili partecipazioni diverse ed occulte – si legge nella relazione -. Resta un vuoto di verità su chi ebbe la regia complessiva della strage e del suo successivo depistaggio. E quale sia stato nel comportamento di molti, il labilissimo confine fra colpa e dolo, svogliatezza e intenzione, distrazione e complicità”.

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