Mercoledì, 16 Giugno 2021
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"Il terrore degli autotrasportatori", in 10 mesi bottino da 4 milioni

Da gennaio ad ottobre 2012 l'organizzazione ha terrorizzato gli autisti dei tir e le multinazionali. Gli inquirenti hanno rilevato contatti con la Camorra. Tra gli indagati il fratello di "Ginu u mitra". Scongiurato l'abbandono del porto di diverse grosse aziende

Il porto di Palermo

Erano diventati il terrore di autotrasportatori e aziende operanti nel porto palermitano. Si chiudono con ventuno arresti le indagini della Finanza sull'agguerrita organizzazione criminale che da gennaio ad ottobre 2012 aveva messo a segno rapine, sequestri e furti per un valore complessivo di 4 milioni di euro. La pianificazione dei colpi avveniva in gran parte all'interno del porto stesso, dove uno dei vertici del sodalizio, Natale Abbate (fratello del boss mafioso della cosca di Borgo Vecchio, Gino u'mitra) gestiva un'azienda con sede presso la "banchina puntone". L'uomo, la cui ditta operava nel settore trasporti della logistica portuale, monitorava il flusso dei carichi ed esercitava un diffuso controllo sui prezzi del comparto e sull'assegnazione dei diversi trasporti ai singoli vettori. (I NOMI DEGLI ARRESTATI)

Le indagini della Guardia di finanza, dirette e coordinate dalla procura della Repubblica, sono durate circa due anni (GUARDA IL VIDEO). L'organizzazione, per mesi, aveva danneggiato gravemente le numerose imprese che hanno fatto transitare dal porto di Palermo le proprie merci, destinate al mercato siciliano o estero. Alle luci dell'alba di questa mattina cento finanzieri hanno dato esecuzione a ventuno ordinanze di custodia cautelare. Per tutti i responsabili, ad eccezione di un unico caso, si sono aperte le porte del carcere. Le accuse mosse nei loro confronti sono relative a reati di "associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione di numerosi reati quali sequestro di persona a scopo di rapina, rapina aggravata, furto aggravato, ricettazione e traffico di prodotti contraffatti", fanno sapere le fiamme gialle. Altre sei persone sono indagate nell’ambito della stessa operazione.

I colpi venivano messi a segno seguendo alcune prassi consolidate. Nel primo caso, l'autista incaricato del trasporto della merce da rubare era parte integrante dell'organizzazione o comunque veniva "assoldato" in quella stessa circostanza. Dopo aver simulato il furto o la rapina, l'autista presentava una falsa denuncia alla polizia, dirottando in realtà la merce al resto della banda. Nel secondo caso, i criminali mettevano a segno dei veri e proprio furti. Apponendo targhe false sui mezzi e fornendo agli autisti incaricati dall'organizzazione alcuni documenti falsi, in genere patenti, la banda riusciva ad eludere tutti i dispositivi di controllo attivati nel porto a seguito delle denunce.

In altri casi venivano pianificate delle vere e proprie rapine a mano armata, con modalità spesso violente, ai danni degli ignari autisti di furgoni e automezzi. In una di queste occasioni, l'autista di un autoarticolato è stato fermato in via Cappello e minacciato affinché abbandonasse il mezzo. Dopo essere sceso dall'abitacolo, l'uomo è stato incappucciato e caricato di forza su una macchina, prima di essere abbandonato nei pressi della discarica di Bellolampo. In un'altra e ancora più cruenta circostanza, tre membri della banda con il volto travisato da caschi, berretti e occhiali scuri, si sono introdotti nel parcheggio di una ditta di trasporti di viale Michelangelo, immobilizzando e minacciando i presenti al fine di trafugare i semi rimorchi carichi di merce.

Con intercettazioni telefoniche ed ambientali, video riprese con telecamere nascoste e numerosi servizi di osservazione e pedinamento, il gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del nucleo di polizia tributaria, con il supporto del gruppo territoriale della Corpo, ha potuto monitorare e ricostruire tutte le fasi di pianificazione, preparazione ed esecuzione, oltre che della successiva ricettazione della merce trafugata.

Si tratta di dieci colpi messi a segno tra gennaio ed ottobre 2012 fra cui: l’appropriazione indebita di oltre 26 tonnellate di tonno di un’azienda conserviera di Erice (Trapani), il furto di oltre 44 tonnellate di prodotti detergenti di vario genere di proprietà di una multinazionale del settore, l’appropriazione indebita di circa 8 mila bottiglie bottiglie di olio extravergine destinate all’esportazione negli Stati Uniti e di 518 colli di detersivi di un'importante azienda multinazionale, il furto di un container contenente 910 pneumatici, l’appropriazione indebita di 41 biciclette elettriche e 48 batterie provenienti dall’estero; la rapina, con sequestro di persona, di 870 chilogrammi di detersivi e altri prodotti detergenti di un'altra azienda multinazionale, la rapina, con sequestro di persona, di due rimorchi frigo contenenti oltre 32 tonnellate di derrate alimentari, l’appropriazione indebita di 74 fusti di olio lubrificante e 18 fusti di grasso per automobili, nonché di 129 biciclette elettriche e relativi accessori provenienti dall’estero Il valore della merce trafugata, al dettaglio, è di circa 4 milioni di euro. Gli investigatori sono riusciti ad acquisire ulteriori elementi indiziari circa la possibile responsabilità dello stesso sodalizio in altre undici azioni criminose risalenti al periodo compreso fra giugno e novembre 2011.

Per ogni colpo la banda studiava ogni minimo dettaglio, stabilendo in anticipo i siti dove la merce sarebbe stata depositata prima dello smercio sulla piazza palermitana, così come i canali di ricettazione. Ma i furti e le rapine non erano la sola attività illecita dell’organizzazione, molto attiva anche nel piazzamento sul mercato palermitano di prodotti contraffatti di cui si approvvigionava in Campania da soggetti napoletani pluripregiudicati. Fra di loro anche un soggetto vicino alla Camorra. Fra gli uomini della banda sgominata dalla finanza, c'è anche il fratello del boss mafioso della cosca di Borgo Vecchio, attualmente detenuto e gravato da precedenti per associazioni di stampo mafioso, estorsione, rapina e contrabbando, colpito inoltre da una misura di prevenzione antimafia poiché ritenuto stabilmente inserito nel mandamento di Porta Nuova.

"L’operazione di oggi mette fine ad una organizzazione criminale che ha posto in serio pericolo le prospettive di sviluppo dell’economia gravitante intorno al porto palermitano - spiega la guardia di finanza -. Alcune segnalazioni giunte durante le indagini, hanno infatti paventato il rischio di abbandono del porto stesso da parte di importanti aziende, ove fosse continuata la serie di furti e rapine di merci transitanti per lo scalo".

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