Sabato, 19 Giugno 2021
Mafia

"Andreotti e i servizi segreti dietro le stragi", trattativa: le rivelazioni del pentito D'Amico

Il collaboratore di giustizia sentito come teste al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. "I servizi segreti - ha detto - arrivano dappertutto, siamo in pericolo sia io che lei dottore Di Matteo, sono capaci di tutto. Organizzano anche finiti suicidi in carcere"

"Andreotti, con altri politici, e i servizi segreti sono i mandanti delle stragi del 1992, di Capaci e di via D'Amelio. Me lo ha raccontato Antonino Rotolo in carcere. Hanno deciso di uccidere Falcone perché il giudice stava per svelare i contatti tra Cosa nostra e i servizi segreti con i politici. Volevano comandare l'Italia". Sono le parole pronunciate dal pentito Carmelo D'Amico (nella foto a destra), nel corso della sua deposizione come teste al processo sulla trattativa Stato-mafia.

E' stato D'Amico a chiedere di essere "sentito con urgenza" con una lettera inviata a inizio aprile all'ufficio del pm Di Matteo. Collaboratore di giustizia dal 2014, D'Amico ha riferito di essersi pentito dopo aver sentito le parole di Papa Francesco che durante la sua visita in Calabria ha scomunicato gli affiliati alla criminalità organizzata. "Finora  - ha sottolineato - non ho detto tutto per paura, per me e per la mia famiglia. Se mi tutelate, dico tutto". D'Amico si trova in una località protetta e ha risposto alle domande del pm Nino Di Matteo in videoconferenza. La deposizione è stata trasmessa anche in diretta streaming da Radio Radicale.

"I servizi segreti  - ha detto rispondendo a Di Matteo - arrivano dappertutto, siamo in pericolo sia io che lei dottore Di Matteo, sono capaci di tutto. Organizzano anche finiti suicidi in carcere. A proposito, io dico oggi che non ho nessuna volontà di suicidarmi. Godo di ottima salute. Nessuno si deve avvicinare a me. Tanti pentiti come Brusca o Giuffrè, e altri collaboratori sono in piena coscienza che i mandanti delle stragi sono i servizi segreti e i politici. Siccome sanno la potenza dei servizi segreti, non parlano perché sono spaventati. Io ho paura di tutto. Faranno di tutto per eliminarmi".

Carmelo D'Amico-2Il collaboratore, dopo avere ripercorso le tappe della sua "carriera criminale", ha raccontato i dialoghi che avrebbe avuto in carcere con il boss Antonino Rotolo tra il 2012 e il 2014.  Secondo la ricostruzione offerta da D'Amico dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio "politici come Mancino e Martelli si fecero sotto per trattare con Cosa nostra. I servizi segreti avviarono la trattativa e hanno indirizzato Mancino e Martelli a rivolgersi all'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, perché non ci fossero più stragi, per arrivare in altre parole a un compromesso. E Dell'Utri fece il doppio gioco. Me lo disse Antonino Rotolo. Alla trattativa hanno partecipato anche pezzi da novanta del Ros e anche della Polizia". "I servizi segreti volevano prendere il comando di tutto in Italia. Ci sono loro dietro molte stragi in Sicilia. Sono capaci di tutto". "Il boss Rotolo mi rivelò che, spinti dai Servizi i ministri Mancino e Martelli si rivolsero a Ciancimino, tramite Cinà, per arrivare a Riina e Provenzano. Riina - ha continuato - non voleva accettare i contatti, poi fu convinto da Provenzano e insieme scrissero alcuni punti come quelli sull'alleggerimento delle normative sui sequestri dei beni".

D'Amico ha ricostruito i possibili assetti di cosa nostra. "Matteo Messina Denaro non è il capo di Cosa nostra, è il capo mandamento della famiglia mafiosa di Trapani. Me lo disse in carcere Antonino Rotolo".

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