Mercoledì, 16 Giugno 2021
Mafia

Mafia, parla un pentito: "Volevamo uccidere Falcone con un bazooka"

Bloccare il fenomeno del "pentitismo" eliminando anche i giudici. Era questa la strategia adottata da Cosa nostra negli anni Ottanta, rivelata da Francesco Paolo Anzelmo, superkiller e collaboratore di giustizia da 19 anni

Giovanni Falcone

Bloccare il fenomeno del "pentitismo". Era questa la strategia adottata da Cosa nostra negli anni Ottanta. E per seguire questa strada, andavano "tolti di mezzo" anche i giudici. A rivelare questi retroscena di mafia è stato il pentito Francesco Paolo Anzelmo, il superkiller condannato per numerosi delitti, compresi quelli del giudice Rocco Chinnici e del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. Anzelmo è collaboratore di giustizia da 19 anni. Tra gli obiettivi dei mafiosi c'era soprattutto quello di eliminare il giudice Giovanni Falcone.

Il pentito - nel corso della sua deposizione alla quarta udienza per la strage del rapido 904 del 23 dicembre 1984 - ha detto: "C'era la volontà di Cosa Nostra di colpire a tutti i costi il giudice Falcone. Una volta si pensò di usare anche il bazooka, nel 1985 venne pure l'idea di usare un fucile di precisione. Ma l'attentato venne via via rimandato, perchè Falcone, dopo ogni strage o uccisione di mafia, prendeva degli accorgimenti, delle precauzioni, e si ricominciava da capo. Così l'attentato a Falcone veniva sempre spostato in avanti".

Dall'aula bunker dell'aula di Firenze, dove si tiene il processo, Anzelmo ha aggiunto: "Ma prima di questo avevamo ucciso Cassarà e per questo Falcone non percorreva più a piedi il breve tratto tra l'androne di casa e il marciapiede ma l'auto quando andava a prenderlo saliva direttamente sul marciapiede accostandosi all'androne stesso. E per questo non fu più possibile".

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