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Mafia, processo "Panta rei": imputati revocano in massa i mandati ai loro avvocati

I presunti boss e gregari dei clan di Porta Nuova e di Bagheria hanno un obiettivo comune: far decorrere i termini di custodia cautelare e tornare liberi. La prossima udienza è fissata per sabato 3 dicembre

Nessuno al palazzo di giustizia ricorda una scena come quella quasi surreale che si è verificata ieri, durante l'udienza preliminare del processo "Panta rei", contro 46 tra presunti boss e gregari dei clan di Porta Nuova e di Bagheria, all'aula bunker dell'Ucciardone: a un certo punto la maggior parte degli imputati ha chiesto la parola e a turno (e a sorpresa) ha revocato i mandati ai propri avvocati. Una trentina di loro è così rimasta senza difensori - bloccando di fatto il processo - e ha deciso di mettere quindi in atto la sua personale strategia difensiva.

Una forma di protesta che potrebbe avere però un obiettivo molto semplice, quello di far decorrere i termini di custodia cautelare e di tornare liberi, almeno per 24 di loro che si trovano in carcere. Formalmente la scelta è stata motivata invece dall'esigenza di sapere quale sarà il giudice che dovrà processarli prima di scegliere eventualmente un rito alternativo.

Nelle udienze scorse, infatti, il gup Nicola Aiello era stato ricusato da uno degli imputati e il primo dicembre prenderà il via il procedimento per stabilire se il giudice sia effettivamente incompatibile e debba essere sostituito oppure no. Il 15 però scadono i termini di custodia cautelare, dunque se entro quella data non saranno scelti i riti (passaggio che fa scattare nuovi termini) i detenuti potranno lasciare il carcere. Revocare in massa il mandato agli avvocati è naturalmente un'operazione che dovrebbe far perdere tempo, almeno questo avranno pensato presunti boss e picciotti.

Il gup, però, che come prevede la legge sta comunque proseguendo l'udienza preliminare nonostante la ricusazione, ieri mattina, dopo la scelta degli imputati, ha deciso di assegnare loro tre avvocati d'ufficio e ha rinviato l'udienza al pomeriggio. L'impasse sembrava dunque superata. Invece questi difensori hanno chiesto un termine per poter studiare le carte del processo, di cui fino a quel momento non sapevano nulla. Il giudice ha rinviato dunque a mercoledì prossimo, ma è scattata una nuova protesta, perché i tempi sono stati ritenuti troppo stretti.

Così un imputato ha detto che "il clima è pesante e non si può giungere ad un giudizio sereno", un altro ha fatto sapere che voleva ricusare anche lui il giudice. Alla fine il processo è stato rinviato a sabato 3 e l'udienza andrà avanti ad oltranza. Sembrerebbe quindi che la strategia difensiva messa in atto senza (e a dispetto) degli avvocati non potrà portare ai risultati sperati: probabilmente sabato l'udienza si chiuderà solo quando gli imputati avranno scelto i riti, scongiurando così le scarcerazioni.

A revocare il mandato agli avvocati sono stati una trentina di imputati, tra cui (e solo per citarne alcuni) Francesco Paolo Lo Iacono, Francesco Paolo Desio, Salvatore David, Rocco Marsalone, Salvatore Mulè, Giuseppe Ruggeri e Alessandro Bronte. Non tutti sono detenuti, quindi alcuni avranno agito per spirito di solidarietà nei confronti dei carcerati. Ma ci sono anche diversi imputati, una minoranza, che hanno deciso di non aderire alla protesta. È il caso per esempio di Teresa Marino, moglie del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti, che in questo processo è accusata di aver retto il mandamento mentre il marito era in carcere.
 

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