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Sabato, 25 Giugno 2022
Mafia

Mafia, niente scarcerazione per i boss di Porta Nuova: prosegue il processo Panta Rei

Il gup Nicola Aiello ha rinviato a giudizio cinque degli imputati e accolto la richiesta di essere processati con il rito abbreviato da parte di altri 39

Scongiurato il pericolo di scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare nell'ambito del processo “Panta Rei”, contro i clan di Porta Nuova e di Bagheria. Poche ore fa, il gup Nicola Aiello ha infatti rinviato a giudizio cinque degli imputati e accolto la richiesta di essere processati con il rito abbreviato da parte di altri 39. Per il momento, dunque, i presunti boss e gregari detenuti resteranno in carcere o agli arresti domiciliari.

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I rinvii a giudizio sono quelli di Salvatore Lauricella (figlio di Antonino, alias “u Scintilluni”), Franco Bertolino, Girolamo Ciresi e Alfredo Geraci. Rinviato a giudizio, per estorsione, anche il consigliere comunale di Santa Flavia Salvatore Martorana, eletto nel 2012 in una lista legata al sindaco Antonio Napoli. Per questi imputati il processo inizierà a febbraio, davanti alla terza sezione del tribunale.

Mafia, colpo al mandamento di Porta Nuova

Hanno scelto invece il rito abbreviato – che proseguirà mercoledì - Teresa Marino, la moglie del boss Tommaso Lo Presti che avrebbe gestito direttamente il clan di Porta Nuova, Antonino Abbate, Alessandro Bronte, Giuseppe Bucaro, Paolo Calcagno, Pietro e Tommaso Catalano, Carmelo D’Amico, Salvatore D’Asta, Salvatore David, Francesco Paolo Desio, Giuseppe Di Cara, Giuseppe Di Giovanni, Pasquale Di Salvo, Rosario Fricano, Salvatore Ingrassia, Nunzio La Torre, Francesco Paolo Lo Iacono, Tommaso Lo Verso, Rocco Marsalone, Andrea e Bartolomeo Militello, Giuseppe Minardi, Salvatore Mulè, Gaspare Parisi, Giampiero Pitarresi, Massimiliano Restivo, Giuseppe Ruggeri, Antonino Salerno, Mario Sciortino, Ludovico Scurato, il noto commerciante di Borgo Vecchio Domenico Tantillo, suo fratello Giuseppe (che adesso collabora coi magistrati), Francesco Terranova, Gaetano Tinnirello, Antonio Giuseppe Maria Virruso e Vincenzo (detto “Gino”) Vullo. Abbreviato anche per due commercianti, Massimo Monti e Maria Rosa Butera, che hanno negato di aver pagato il pizzo. Alle scorse udienze buona parte degli imputati aveva revocato il mandato ai propri legali, sperando di allungare i tempi e dunque di tornare in libertà. Altri avevano invece ricusato il giudice che, però, come è stato deciso ieri, resta al suo posto.

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