Mercoledì, 28 Luglio 2021
Mafia

Mafia, alla sbarra i boss di Bagheria e Ficarazzi: in appello 25 condanne

Si tratta del processo nato dall'operazione "Reset" dei carabinieri, che nel 2014 hanno arrestato 31 persone. L'indagine era partita dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori. Fatta luce sull'omicidio di Antonio Canu, freddato il 28 gennaio 2006 a Caccamo e decine di estorsioni

Un'intercettazione effettuata nell'ambito dell'operazione Reset

Venticinque condanne, tra conferme e riduzioni di pena. Si è chiuso così il processo di appello scaturito dall'operazione antimafia "Reset", che nel 2014 ha portato in carcere 31 persone tra boss e gregari di Bagheria e della famiglie di Villabate, Ficarazzi, Altavilla Milicia e Casteldaccia. L'indagine era nata dalle dichiarazioni dei collaboratori Stefano Lo Verso, Vincenzo Gennaro, Sergio Rosario Flamia.

Confermate le condanne inflitte a Michele Modica ed Emanuele Cecala: il primo dovrà scontare l'ergastolo, il secondo invece trent'anni di carcere per l'omicidio di Antonio Canu, freddato il 28 gennaio 2006 a Caccamo. Per gli altri imputati l'accusa era quella di associazione mafiosa.

Ridotte le condanne a Salvatore Buglisi a 1 anno (3 anni e 6 mesi), Atanasio Leonforte 8 anni e 5 mesi (10 anni e 6 mesi), Nicolò Lipari 9 anni (10 anni e 6 mesi), Andrea Lombardo 6 anni e 7 mesi (6 anni e 10 mesi),  Francesco Pretesti 6 anni e 7 mesi (6 anni e 10 mesi), Francesco Raspanti 4 anni e 8 mesi (6 anni), Paolo Salvatore Ribaudo 8 anni (10 anni), Giovanni Battista Rizzo 7 anni e 6 mesi (8 anni), Francesco Speciale 7 anni e 1 mese (8 anni e 9 mesi).

Le intercettazioni | VIDEO

Rideterminate quelle a Carlo Guttadauro 8 anni e 8 mesi in continuazione (5 anni e 4 mesi), Giuseppe Di Fiore a 14 anni e 8 mesi in continuazione (10 anni e 8 mesi), Giovanni Pietro Flamia a 11 anni e 6 mesi in continuazione (10 anni e 6 mesi),  Francesco Pipia 8 anni (assolto), Giorgio Provenzano 11 anni e 6 mesi in continuazione (10 anni e 6 mesi). Dichiarata nulla la sentenza nei confronti di Vincenzo Maccarrone: gli atti tornano al Gup.

Con l'operazione "Reset", gli inquirenti avevano accertato l'esistenza di un "direttorio", una sorta di organo decisionale provinciale e di un vertice strategico, definito "testa dell'acqua", a cui obbediva anche il reggente operativo del mandamento. Documentate inoltre 44 estorsioni, quattro danneggiamenti per incendio, una rapina e una tentata rapina.

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