L'Apocalisse di Cosa nostra, in appello confermate 15 condanne e scattano 2 assoluzioni

Il processo è uno dei tronconi nati dal maxiblitz del 2014 contro diversi clan. Tra i condannati anche l'ex assessore provinciale e consigliere comunale, Giuseppe Faraone. I giudici ribaltano il verdetto per Camillo Graziano, che torna libero, e Massimiliano Ammirata. Addiopizzo: "E' la dimostrazione che si può denunciare"

Quindici condanne e 3 assoluzioni. Si conclude così, in appello, il troncone del processo in ordinario nato dalla maxioperazione “Apocalisse” del giugno 2014. La seconda sezione della Corte d’Appello ha infatti sostanzialmente confermato le pene (pesanti) già inflitte in primo grado il 14 giugno 2017, a cominciare da quella di Giuseppe Faraone, ex assessore provinciale e consigliere comunale, concedendo piccoli sconti solo a 2 dei 18 imputati. Il verdetto è stato invece del tutto ribaltato per Camillo Graziano (classe 1967), che aveva avuto 15 anni ed ora è stato scagionato e torna pure libero, nonché per Massimiliano Ammirata, già condannato a un anno e 3 mesi e ora assolto.

Confermata la condanna per Faraone

Con il maxiblitz, coordinato dai pm Annamaria Picozzi, Amelia Luise, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia (ora vicecapo del Dap), erano stati smantellati i clan di Tommaso Natale, Resuttana, Partanna Mondello, San Lorenzo e Acquasanta (quest’ultima cosca è stata colpita la settimana scorsa da un’altra inchiesta, “Mani in pasta”, con 90 arresti). Faraone era stato coinvolto nelle indagini perché avrebbe messo in contatto un imprenditore e un boss che avrebbe preteso il pizzo. Il politico ha sempre respinto l’accusa, sostenendo di aver solo chiesto sostegno elettorale. Per lui i giudici hanno confermato la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione.

Gli assolti e gli sconti

Nello specifico, i giudici hanno deciso di assolvere Massimiliano Ammirata, già condannato a 1 anno e 3 mesi per corruzione elettorale, Camillo Graziano, che invece ne avevca avuti 15, e anche di confermare l'assoluzione per Salvatore Buccafusca. Assoluzioni parziali e prescrizione sono scattate per altri 2 imputati: Ignazio Di Maria si è visto così ridurre la pena da 15 anni a 14 anni e mezzo,lo stesso sconto di sei mesi concesso anche ad Agostino Matassa, che passa pure lui a 14 anni e mezzo di carcere. In questo secondo caso è caduta l’aggravante mafiosa legata ad uno dei reati contestati e questo ha fatto scattare la prescrizione.

Le conferme

Per tutti gli altri imputati le condanne sono state confermate: Domenico Barone 13 anni e mezzo. Giuseppe Calvaruso 17 anni e 10 mesi, Girolamo D’Alessandro 2 anni e 8 mesi, Salvatore D’Urso 16 anni, Gaetano Ficano e Vincenzo Russo, entrambi 1 anno e 3 mesi (per corruzione elettorale), Seam D'Angelo 3 anni e 8 mesi, Sebastiano Filingeri 16 anni, Giuseppe Giorlando 5 anni e mezzo, Francesco La Barbera 7 anni, Giuseppe Messia 7 anni e Girolamo Taormina 13 anni. Confermati anche i risarcimenti alle parti civili, tra cui diversi imprenditori che si sono ribellati al pizzo ed una serie di associazioni, tra cui Addiopizzo, Centro Pio La Torre, Confartigianato, Confesercenti, Confindustria, Fai, Solidaria, Sos Impresa, Libero Futuro, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Ettore Barcellona, Francesco Cutraro, Salvatore Forello, Salvatore Caradonna, Fabio Lanfranca e Maria Luisa Martorana.

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Addiopizzo: "Denunciare si può"

“La sentenza di oggi ci racconta, anche questa volta, come ormai esista la concreta possibilità di denunciare”, commenta proprio Addiopizzo che ha sostenuto e accompagnato alcuni dei commercianti taglieggiati. “Un risultato importante – dicono dall’associazione – in un momento difficile in cui quello che ci preoccupa non è solo il rischio di recrudescenza criminale ai danni di imprese in difficoltà e fasce sociali più deboli, ma che i vuoti creati dall’azione repressiva possano nel tempo rimanere tali e senza risposte politiche, oggi più di ieri. Vuoti che in questo periodo drammatico diventano voragini se il lavoro, l’accesso al credito, la cassa integrazione, il sussidio alimentare, l’istruzione e la salute rimangono più che diritti per tutti, un’illusione per tanti”. Addiopizzo rimarca, ancora una volta, che in questa fase di emergenza “si stanno accentuando delle diseguaglianze che già esistevano nella comunità" e "per tutto questo proseguiamo il nostro impegno quotidiano per le strade di Palermo e della provincia, con i nostri limiti, ma con l’energia e l’entusiasmo di sempre, a fianco di chi si oppone al racket e insieme a chi, alla Kalsa, vive situazioni di disagio economico e sociale”.

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