Mafia senza confini: monopolio sui frutti di mare e sulla coca argentina

Il dominio nel settore ittico, le aziende in concorrenza con le imprese di Cosa nostra: così un vivaio all'Addaura è stato costretto a chiudere. E' uno dei retroscena dell'operazione "Panta rei", che ha portato al fermo di 38 persone. Traffico di droga: nei guai i Tantillo, presunti reggenti del clan del Borgo Vecchio

Capomafia, moglie, mamma, nonna. Spicca la figura di Teresa Marino tra i 38 fermi messi a segno questa mattina (una persona è ancora ricercata). Tra i retroscena dell'operazione Panta Rei viene fuori un personaggio che detta legge senza troppi sforzi. Perché alla donna, 38 anni e cinque figli, basta l'autorevolezza "ereditata" dalla famiglia. Lei, moglie del boss Tommaso Lo Presti, era il capo della cosca mafiosa di Porta nuova e raccomandava alle altre signore "di non piangere in aula e non versare lacrime" quando andavano a seguire le udienze dei processi che riguardavano i mariti. E' quanto emerge dal'operazione antimafia "Panta rei" che all'alba di oggi ha portato al fermo di 37 persone (LEGGI I NOMI).

MAFIA CON LA GONNA - Marino, moglie del boss Tommaso Lo Presti, e madre di cinque figli, secondo gli investigatori sarebbe stata a capo della cosca mafiosa. "Chiedeva alle altre mogli di mostrarsi dignitosamente mafiose, perché il dolore va espresso solo dentro casa", ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe De Riggi. Con lei in carcere adesso gli affari saranno nelle mani della figlia maggiorenne (già mamma). Insomma, il testimone è già stato passato. Tutto scorre, come suggerisce il nome della maxi operazione.

LE INTERCETTAZIONI/VIDEO

IL PIZZO AL LICEO - Segno di una gestione affaristica molto precisa. Che non risparmia nessuno e strozza anche i piccoli commercianti, come succede a Borgo Nuovo. Perché l'attività estorsiva resta una delle forme principali di sostentamento primario per le cosche mafiose. I carabinieri hanno ricostruito 28 vicende estorsive (14 a Palermo, 14 a Bagheria), 18 consumate e 9 tentate. Tra queste c'è perfino quella ai danni del'impresa che ha ristrutturato il liceo Vittorio Emanuele, alle spalle della Cattedrale. Nel mirino gli imprenditori operanti soprattutto nel settore dell'edilizia, costretti al versamento a Cosa nostra di somme di denaro pari al 3% del valore dell'appalto, e i piccoli esercenti, costretti a pagare due volte, per Natale e Pasqua.

MONOPOLIO DEL PESCE - Gli investigatori hanno sottolineato "la capillare e asfissiante influenza della mafia esercitata anche con metodi diversi dal pizzo, ad esempio con l'eliminazione violenta della concorrenza, come nel settore ittico, un'importante voce dell'economia palermitana. Un volume d'affari di svariati milioni di euro. Al punto che un'azienda storica di Palermo, il vivaio Fazio, è stata costretta a chiudere dopo decenni. Un sistema in totale violazione delle regole del libero mercato, capace di coinvolgere ristoratori e autotrasportatori. Le aziende in concorrenza con le imprese di Cosa nostra eliminate con l'imposizione degli approvvigionamenti ai pescivendoli della città, costretti a sottostare alle regole della mafia. Fino a creare lo stupore di un fornitore veneto, che sorpreso dalle dinamiche palermitane, a un certo punto ha deciso di mollare la presa e cambiare mercati.

MAFIA E MOLLUSCHI - Il vivaio Fazio l'11 ottobre finì nel mirino dei rapinatori, che armati di pistola assaltarono il locale. Sette giorni dopo il titolare - strangolato dalla malavita - fu costretto a chiudere. Sono tre le aziende poste invece sotto sequestro. La Frescogel di via Tiro a Segno - gestita da Giuseppe Ruggeri (genero dello Scintilluni) - che aveva il monopolio assoluto, poi la Boutique del Pesce alla Zisa e la Wordfish di via Cappuccinelle, al Capo. Le ultime due attività entrambe di Paolo Calcagno, reggente di Porta Nuova, con un lungo passato di rapinatore alle spalle.

DROGA ARGENTINA - Ma è il settore della droga quello che per Cosa nostra riserva un'importanza -fondamentale. Nel traffico di stupefacenti venivano investiti i proventi delle altre "tipiche" attività mafiose (estorsioni, usura) allo scopo di approvvigionare, dal mercato campano o piemontese, le piazze di spaccio palermitane. La grande novità è il legame con il Sud America, con un canale attivissimo con l'Argentina. E' qua che è stato effettuato il sequestro di 10 chilogrammi di cocaina a carico di un palermitano. "Ai contatti coi narcos trafficanti - spiegano gli inquirenti - ci pensava anche Salvatore Drago Ferrante. Segno che il livello organizzativo di Cosa nostra è elevato e ben ramificato. E' la prima volta, dopo anni, che assistiamo ad un contatto diretto con l'estero". E proprio per traffico di droga sono finiti nei guai i Tantillo, reggenti di Borgo Vecchio e proprietari dello storico chiosco nel cuore del quartiere. Un gruppo di persone si è riversato in strada nella notte per salutare i due fratelli colpiti dal provvedimento di fermo. "Il Borgo? Un'enclave severa nel panorama palermitano - giurano gli inquirenti -. Una città nella città...".

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