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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Mafia

Pizzo e intestazione fittizia di beni nel clan di Porta Nuova, assolti il boss Giuseppe Corona e altri 4

Il processo è nato dall'inchiesta "Atena" che nel 2019 smantellò uno dei mandamenti più potenti della città. Mentre nel filone in abbreviato sono arrivate numerose condanne, in quello in ordinario i giudici hanno deciso di scagionare gli imputati

A marzo del 2019 venne smantellato il clan di Porta Nuova, scoprendo che i boss oltre ad imporre il pizzo e a smerciare cocaina nella così detta "Palermo Bene", si sarebbero occupati anche di gestire pullman turistici e avrebbero investito nel business delle cialde di caffè. Buona parte delle persone coinvolte nel blitz "Atena" sono state condannate nello stralcio in abbreviato del processo. Ieri sera è arrivata invece la sentenza per il troncone in ordinario e i giudici hanno deciso di assolvere 5 imputati.

Le accuse erano di estorsione e intestazione fittizia di beni, ma la terza sezione del tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia, ha accolto le tesi delle difese. Ad essere stato scagionato è stato prima di tutto Giuseppe Corona, ritenuto uno dei collettori di denaro di Cosa nostra, capace di far superare i confini tra famiglie e mandamenti per affari e condannato per mafia in un altro processo. E' difeso dagli avvocati Giovanni La Bua e Antonio Turrisi. Scagionati anche Vito Seidita (difeso dall'avvocato Riccardo Bellotta), Carmelo Gennaro, Cosimo Vernengo (assistito dagli avvocati Alessandro Samatov e Mariella Gulotta) e Francesco Giacalone.
 

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