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Vucciria, imprenditore edile denuncia e fa arrestare esattore del pizzo: aveva i soldi in tasca

Riccardo Meli - 31 anni, marito della nipote del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti - è stato bloccato dalla guardia di finanza in flagranza di reato: avrebbe chiesto 300 euro per la "messa a posto" di un cantiere edile

Ha tentato di estorcere 300 euro ad un imprenditore edile, ma la vittima del pizzo lo ha denunciato e la guardia di finanza lo ha arrestato in flagranza di reato. 

Quando gli uomini del nucleo di polizia economico-finanziaria lo hanno bloccato, il 31enne Riccardo Meli aveva i soldi in tasca. Il giovane indagato - accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso - è finito in trappola grazie alla collaborazione di un altro giovane: l'imprenditore che stava eseguendo lavori di ristrutturazione di interni alla Vucciria. Quest'ultimo un giorno è stato avvicinato per la classica "messa a posto", ma ha preso tempo e così nei giorni successivi sono iniziati strani furti di attrezzatura in cantiere e man mano le richieste estorsive sono diventate sempre più esplicite.

L'imprenditore ha quindi deciso di rivolgersi all’associazione Solidaria, che gestisce uno sportello antiracket, e ha trovato il coraggio di denunciare la vicenda ai finanzieri. Giovedì scorso è scattata la trappola: il giovane imprenditore si è presentato all’appuntamento con le banconote segnate ed ha premesso ai finanzieri di arrestare Meli, che ha alle spalle dei precedenti per stupefacenti e una parentela pesante: ha sposato infatti la nipote del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti. L'arresto di Meli è in fase di convalida da parte della Procura.

"L’arresto dimostra che chi denuncia ottiene tutela immediata". A dirlo è il comandante provinciale, generale Antonio Quintavalle Cecere, che spiega: "In pochi giorni infatti le fiamme gialle, in stretto coordinamento con la Procura della Repubblica, hanno liberato l’imprenditore dalla morsa del pizzo. La guardia di finanza assicura massimo impegno nella salvaguardia del tessuto economico da qualsiasi forma di inquinamento, a tutela degli imprenditori e dei commercianti che operano nel rispetto della legge”.

"La denuncia rende liberi dalla paura, dalla soggezione e dai condizionamenti di chi avrebbe la pretesa criminale di poter limitare la libertà di impresa e di scelta personale - aggiunge il colonnello Gianluca Angelini, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria -. Denunciare vuole dire riacquistare la propria liberà, oltre che la propria dignità di uomini prima che di imprenditori. L'invito ai cittadini è sempre quello di affidarsi tempestivamente e con fiducia alle Istituzioni: insieme siamo sempre più forti della criminalità”.

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