Domenica, 21 Luglio 2024
Mafia Brancaccio

Mafia e pizzo imposto a tappeto per le strade di Brancaccio, la Procura chiede 32 condanne

La requisitoria per gli imputati coinvolti nei blitz "Stirpe" e "Stirpe 2" messi a segno nel 2021 e che hanno scelto il rito abbreviato. Ben 46 le estorsioni ricostruite dagli investigatori, ma nessuna venne denunciata. Per questo sono sotto inchiesta anche imprenditori e commercianti che hanno negato le richieste di boss ed esattori di Cosa nostra

"Ti pare che è facile? Che mi li ricordo tutti?", così diceva Maurizio Di Fede in un'intercettazione riferendosi agli imprenditori e ai commercianti da taglieggiare nel mandamento di Brancaccio: sarebbero stati così numerosi che lui stesso, da presunto esattore del pizzo, avrebbe fatto fatica a tenerli tutti a mente. Adesso per lui ed altri 31 imputati, tutti coinvolti nei blitz "Stirpe" e "Stirpe 2" messi a segno nel 2021, la Procura ha chiesto altrettante condanne al gup Maria Cristina Sala che li sta processando con il rito abbreviato.

"A Brancaccio pagano tutti", la mappa del pizzo

Il procuratore Paolo Guido ed i sostituti Bruno Brucoli e Francesca Mazzocco, che avevano coordinato le due inchieste, hanno invocato pene pesanti in relazione soprattutto alle ben 46 estorsioni che erano state ricostruite durante le indagini. Proprio per Maurizio Di Fede è arrivata la richiesta di condanna più severa, ovvero 18 anni di carcere. I pm hanno poi invocato 9 anni per Vittorio Emanuele Bruno, 14 anni per Ludovico Castelli, 2 anni per Francesco Catalano, 10 anni per Paolino Cavallaro, 10 anni per Girolamo Celesia detto "Jimmy", 8 anni per Settimo Centineo, 16 anni per Antonino Chiappara, 12 anni per Giuseppe Ciresi, 2 anni e 4 mesi per Antonietta De Simone,  3 anni e 4 mesi per Vincenzo Di Fede, 8 anni per Gioacchino Di Maggio, 18 anni per Pietro Paolo Garofalo, 12 anni per Francesco Greco, 16 anni per Antonino Lauricella, 18 anni per Antonino Lo Nigro, 14 anni per Ignazione Lo Monaco, 16 anni per Salvatore Lotà, 15 anni per Tommaso Militello, 2 anni e 4 mesi per Maria Mirabella, 10 anni per Michele Mondino, 14 anni per Rosario Montalbano, 10 anni per Antonino Mulè, 16 anni per Tommaso Nicolicchia, 14 anni per Giuseppe Aurilia, 16 anni per Claudio Onofrio Palma, 10 anni per Giuseppe Parisi, 10 anni per Pietro Parisi, 14 anni per Vincenzo Petrocciani, 10 anni per Andrea Seidita, 8 anni per Gaetano Terrana e 8 anni per Luciano Uzzo.

Le minacce allo sfincionaro: "Devi mettere più condimento"

Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Palermo (rappresentato dall'avvocato Ettore Barcellona), il Centro Pio La Torre e la Fondazione Falcone (assistiti dall'avvocato Francesco Cutraro) oltre al Fai, Confcommercio (difesa dall'avvocato Fabio Lanfranca), Solidaria, Sos Impresa, nonché l'ospedale Civico.

La tangente pure sui funerali

Alcuni degli imputati sono già stati processati e condannati in primo grado, sempre con l'abbreviato, lo scorso 5 dicembre dal gup Marco Gaeta, sia per mafia che per estorsione: Maurizio Di Fede aveva avuto 20 anni, Celesia 16 anni, Palma 10 anni e Ciresi 8 anni e mezzo.

La soffiata della guardia giurata: "Il Forum è pieno di microspie"

Dai due blitz era emerso che il pizzo sarebbe stato imposto a tappeto, compreso ad uno sfincionaro al quale sarebbe stato chiesto pure di mettere più condimento sui suoi prodotti, ma soprattutto che nessuno avrebbe mai osato ribellarsi e denunciare le richieste dei boss. Alcuni avrebbero addirittura chiesto scusa agli esattori. Proprio per una quarantina di presunte vittime la Procura ha chiuso un'inchiesta per favoreggiamento, in quanto messi alle strette, di fronte alle intercettazioni, imprenditori e commercianti hanno negato di aver mai ricevuto richieste estorsive. 
 

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