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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Mafia Brancaccio

Mafia e pizzo a Brancaccio, 28 imputati finiscono a processo e scelgono il rito abbreviato

Boss e gregari erano stati arrestati con i blitz "Stirpe" e "Stirpe 2" del 2021 e alcuni di loro sono già stati condannati per i reati più gravi. Tra le parti civili il Comune di Palermo e l'ospedale Civico

Ben 46 estorsioni e la nuova mappa del potere nel mandamento di Brancaccio, è questo che era emerso dalle inchieste "Stirpe" e "Stirpe 2" messe a segno nel 2021 e coordinate dai pm Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli. Il pizzo sarebbe stato imposto a tappeto, tanto che Maurizio Di Fede, uno dei presunti estorsori, non sarebbe riuscito neppure a tenere il passo: "Ti pare che è facile? Che me li ricordo tutti io?", diceva infatti in un'intercettazione riferendosi ai commercianti. Oggi 28 imputati hanno scelto di essere processati con il rito abbreviato.

A Brancaccio pagano tutti: la mappa del pizzo

L'udienza si è svolta davanti al gup Maria Cristina Sala e si sono costituiti parte civile, tra gli altri, il Comune di Palermo, il Centro Pio La Torre, la Fondazione Falcone, Fai, Confcommercio, Solidaria, Sos Impresa e l'ospedale Civico (rappresentati tra gli altri dagli avvocati Ettore Barcellona, Francesco Cutraro, Fausto Maria Amato, Maria Luisa Martorana, Ugo Forello, Valerio D'Antoni e Fabio Lanfranca).

Le  minacce pure allo sfincionaro: "Devi mettere più condimento"

A scegliere l'abbreviato, oltre a Maurizio Di Fede, anche Vincenzo Di Fede, Girolamo Celesia, detto "Jimmy", Onofrio Claudio Palma, Giuseppe e Pietro Parisi, Andrea Seidita, Vittorio Emanuele Bruno, Paolino Cavallaro, Settimo Centineo, Giuseppe Orilia, Antonino Lauricella, Antonino Lo Nigro, Ludovico Castelli, Antonino Chiappara, Giuseppe Ciresi, Gioacchino Di Maggio, Pietro Garofalo, Francesco Greco, Ignazio Lo Monaco, Salvatore Lotà, Tommaso Militello, Maria Mirabella, Rosario Montalbano, Antonino Mulè, Tommaso Nicolicchia, Vincenzo Petrocciani e Luciano Uzzo. 

Alcuni degli imputati sono già stati processati e condannati in primo grado, sempre con l'abbreviato, lo scorso 5 dicembre dal gup Marco Gaeta per i reati più gravi (mafia ed estorsioni), come Maurizio Di Fede (che ha avuto 20 anni), Celesia (16 anni), Palma (10 anni) e Ciresi (8 anni e mezzo).

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