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Pizzo all'Arenella, vittima racconta: "Boss nel mio negozio, qua comanda la mafia"

La deposizione di Francesco Tramuto, titolare di una ditta di rimessaggio. Estorsioni e imposizioni: "Non avevo scelta, sapevo che Stefano Fidanzati era il mafioso della zona, facevo quello che mi diceva lui"

“Non avevo scelta, sapevo che Stefano Fidanzati era il mafioso della zona e facevo quello che mi diceva lui”. Ovvero – come ha raccontato stamattina Francesco Tramuto, titolare di una ditta di rimessaggio all’Arenella – “ho assunto delle persone del quartiere” e “sono stato costretto a scegliere delle ditte che lui mi aveva indicato per fare dei lavori”. La presunta vittima, che ha denunciato le presunta estorsione ed ha fatto un percorso con “Addiopizzo”, ha descritto la sua storia come “una tragedia”. Nel processo sono imputati Stefano Fidanzati, fratello del boss Gaetano Fidanzati, ormai deceduto, gli imprenditori Daniele ed Epifanio Aiello, nonché Sergio Russo.

I problemi sarebbero iniziati nel 2002, come ha riferito la presunta vittima (assistita dall’avvocato Salvatore Caradonna) e rispondendo alle domande del sostituto procuratore Annamaria Picozzi: “Appena ho deciso di avviare l’attività all’Arenella sono stato avvicinato da un uomo anziano, ormai morto, che mi ha fatto incontrare in un bar di piazza Croci quello che dopo ho scoperto essere il boss Gaetano Fidanzati che, in quel periodo, era latitante. Mi promise che non avrei avuto problemi, che avrei potuto lavorare tranquillo. Invece – ha spiegato Tramuto – suo fratello Stefano si era presentato già il giorno dopo, dicendomi: ‘Se ti serve personale, facciamo lavorare qualcuno del quartiere’ e chiedendomi di ‘aiutare i carcerati’”.

L’imprenditore avrebbe poi assunto qualcuna delle persone indicate da Fidanzati. “Ho dovuto fare dei lavori per scavare sistemare lo specchio d’acqua che, essendo troppo sabbioso, non avrebbe permesso l’ormeggio delle imbarcazioni – ha spiegato ancora Tramuto – Fidanzati mi disse che dovevo rivolgermi alla Epidan Costruzioni di Daniele Aiello. E così feci, perché non avevo scelta. Fidanzati veniva ogni giorno… Era il mafioso della zona e io dovevo fare quello che diceva lui”. L’imprenditore avrebbe poi scoperto che l’azienda avrebbe scaricato a mare del materiale di risulta: “Alla guida di un camion c’era Daniele Aiello – ha riferito – e quando ho scoperto ciò che stava accadendo gli ho detto che i nostri rapporti finivano quel giorno”. La vicenda ha portato poi a un processo per disastro ambientale proprio a carico di Tramuto.

A quel punto, sempre secondo il racconto della presunta vittima, Fidanzati gli avrebbe imposto un’altra azienda per completare i lavori: “Mi disse che dovevo rivolgermi alla Dian, di Epifanio Aiello, fratello di Daniele. E così feci”. Secondo la Procura, Epifanio Aiello, che è stato già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe fittiziamente trasferito l’azienda al fratello e a Russo per evitare provvedimenti da parte delle Misure di prevenzione. 

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