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Salvatore Bonomolo

Salvatore Bonomolo

Si pente il "venezuelano" di Porta Nuova e parla dell'omicidio Fragalà

Considerato l'ambasciatore dei boss in Sud America, Salvatore Bonomolo, fu arrestato nel 2012 dopo una latitanza di 5 anni. Con le sue dichiarazioni sta aiutando i pm a ricomporre il quadro dell'omicidio del penalista

A distanza di 5 anni dal suo arresto decide di cambiare vita e collaborare con le forze dell'ordine. Salvatore Bonomolo si pente, parla e con le sue dichiarazioni aiuta a ricomporre il quadro dell'omicidio del penalista Enzo Fragalà, ucciso a bastonate a febbraio di sette anni fa. Ricercato dal 2007 per associazione mafiosa ed estorsione, Bonomolo, 52 anni, è stato un uomo d'onore della famiglia mafiosa di ''Palermo Centro'' inserita nel mandamento di 'Porta Nuova'. Il boss era stato arrestato dopo una lunga latitanza dagli uomini della Catturandi in Venezuela, al termine di un blitz al quale partecipò la polizia dello Stato sudamericano.

Bonomolo da alcune settimane ha cominciato a parlare coi pm di Palermo che hanno già disposto la protezione per i familiari, trasferiti in una località riservata. Il neo pentito avrebbe reso dichiarazioni sul caso Fragalà, dopo avere appreso particolari e retroscena mentre era detenuto, confermando la ricostruzione fornita dal collaboratore di giustizia Francesco Chiarello. 

Bonomolo - che doveva scontare una condanna a 10 anni e 4 mesi per associazione mafiosa ed estorsione - fu arrestato nella cittadina venezuelana di Porlamar, dopo lunghe intercettazioni telefoniche e ambientali. Il neo pentito aveva infatti continuato a mantenere contatti con la sua famiglia, e in una delle conversazioni ascoltate dagli investigatori uno dei congiunti parlò di "una persona che non può tornare in Italia e si è stabilita altrove per rifarsi una vita”. I poliziotti hanno poi rilevato nei colloqui una sfasatura di circa sei ore, e questo ha fatto comprendere che doveva esserci di mezzo un fuso orario. Il campo delle ricerche iniziò a chiudere dopo la scoperta di transazioni finanziaria eseguite dalla sorella di Bonomolo in bolivar, la valuta del Venezuela, e in favore di un tale Angelo Garofalo: era questo il nome di copertura usato dal latitante. Poi la svolta, con la sorella intercettata mentre parlava al fratello direttamente da un supermercato di via Lanza di Scalea e in via Belgio. L'esame dei tabulati telefonici portò gli inquirenti sull'isola di Margarita, una delle perle dei Caraibi, al largo delle coste Venezuelane. Lì si era stabilito Bonomolo.

Proprio due mesi fa, Antonino Siragusa, uno degli arrestati nell'ambito dell'indagine sull'omicidio di Enzo Fragalà, aveva iniziato a parlare con i pm. Il mafioso del quartiere Borgo Vecchio si sarebbe autoaccusato dell'omicidio. Una versione però in pieno contrasto con quella del pentito Francesco Chiarello, il primo a parlare agli inquirenti dell'omicidio Fragalà, e a consentire alla Procura di riaprire un'inchiesta, in passato archiviata, e di arrestare - lo scorso 16 marzo - sei persone. Siragusa accuserebbe se stesso, Antonino Abbate e Salvatore Ingrassia, "scagionando" a sorpresa Paolo Cocco e Francesco Castronovo (indicati da Chiarello come gli aggressori) e il presunto organizzatore di tutto, Francesco Arcuri. Dalle dichiarazioni di Chiarello invece emergeva proprio la figura di Francesco Arcuri che a suo dire avrebbe pianificato la spedizione punitiva, senza tuttavia partecipare di persona. Abbate - a detta di Chiarello - avrebbe preso parte all'agguato e si sarebbe occupato di individuare inizialmente la vittima, "coprendo" gli aggressori. Il processo per i presunti assassini di Enzo Fragalà inizierà il 17 luglio, davanti alla prima sezione della Corte d’Assise. L'avvocato fu ucciso a bastonate, sotto al suo studio di via Turrisi, il 23 febbraio del 2010.

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