Sabato, 18 Settembre 2021
Mafia Arenella-Vergine Maria

Mafia all'Acquasanta: si pente anche Giovanni Ferrante, braccio operativo dei boss Fontana

L'imputato, arrestato nel maxiblitz "Mani in pasta", è accusato di una quarantina di estorsioni, ma Gaetano Fontana, che collabora pure lui con i pm, nega ogni legame. La compagna di Ferrante, Letizia Cinà, imputata con lui, è stata trasferita in una località protetta con le figlie e potrebbe seguire le sue orme. Coinvolti nell'inchiesta anche il figlio e il fratello

Il frame di un'intercettazione del blitz "Mani in pasta"

"Un cane sciolto, una persona che non mi è mai piaciuta, un giocatore di cavalli, uno che picchiava la gente senza motivo", è così che il boss dell'Acquasanta Gaetano Fontana, che ha deciso di collaborare con la giustizia, descrive nei suoi verbali Giovanni Ferrante, escludendo peraltro di aver mai condiviso qualcosa con lui e parlandone con disprezzo. Proprio Ferrante, 44 anni, soprannominato "Nanni", adesso ha però deciso di seguire la stessa strada di Fontana, decidendo di cambiare vita e di pentirsi. I due sono imputati assieme ad altre 65 persone nell'ambito del processo in abbreviato nato dal maxiblitz "Mani in pasta", messo a segno dalla guardia di finanza l'anno scorso. In manette finirono in 90, compresi il fratello di Ferrante, Michele, il figlio, Francesco Pio, e la compagna, Letizia Cinà. 

I primi verbali di Ferrante

La donna è stata trasferita in questi giorni in una località protetta assieme alle figlie ed è probabile che segua le orme del compagno. Allo stato, invece, gli altri parenti del neopentito avrebbero preso le distanze dalla sua scelta di collaborare con la giustizia. Le prime dichiarazioni di Ferrante dovrebbero essere depositate alla prossima udienza del processo che si sta svolgendo davanti al gup Simone Alecci, fissata per il 7 settembre. L'imputato avrebbe riferito per ora della sua affiliazione a Cosa nostra e soprattutto di vicende legate al processo in corso.

Le estorsioni a tappeto

Secondo il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Dario Scaletta e Giovanni Antoci, Ferrante sarebbe stato il braccio operativo dei Fontana a Palermo. Gli vengono contestate una quarantina di estorsioni, messe a segno con metodi particolarmente violenti. Ma l'aspirante pentito Gaetano Fontana, che finora non ha convinto i magistrati, nega legami con Ferrante, che non ritiene neppure degno della sua confidenza, escludendo di averlo autorizzato a compiere reati per conto suo e, dunque, di Cosa nostra.

Le intercettazioni: quando Ferrante puntò sull'Inter per non pulire la cella

Le dichiarazioni di Gaetano Fontana sul neopentito

Nell'interrogatorio del 9 ottobre dell'anno scorso, infatti, Fontana aveva parlato di Ferrante al gip Piergiorgio Morosini, senza convincere neppure lui: "Giovanni Ferrante l'ho conosciuto - aveva messo a verbale l'imputato - ufficialmente è parente, perché è cugino, però io l'ho conosciuto da grande, credo nel 2006-2007. L'ho conosciuto perché un giorno si avvicinò il padre, che io non conoscevo nemmeno il padre, a parlare con mio padre, dove gli ha chiesto se mio padre aveva la possibilità di poter fare lavorare il figlio presso una ditta o una cooperativa ai cantieri navali, dove già era operaio il padre di Ferrante...".

"Era un giocatore di cavalli, non mi è mai piaciuto"

Quando gli viene chiesto di eventuali interessi comuni con Giovanni Ferrante, Fontana è netto: "No, no, no, non ho condiviso nulla, no, no, completamente, giudice, mai, mai, mai, mai... Era un ragazzo molto chiacchierato per quello che andava facendo per strada, era un giocatore ai cavalli, era uno che picchiava la gente per nessun motivo, era una persona che a me non mi è mai piaciuta, tant'è che una volta lo rimproverai, nel 2007, perché aveva picchiato un ragazzo, il figlio di un amico mio.... Io non ho niente da condividere con queste persone".

"I Ferrante hanno fatto un macello"

Fontana aggiunge poi che "Giovanni Ferrante non si comportava bene, aveva fatto un bancomat di questa azienda (dei cantieri navali, ndr)... Ferrante frequentava Sergio Napolitano e dissi a mio fratello Giovanni: 'Guarda che questo di qua è un drogato, ma che nesso c'è per Ferrante... si stanno facendo scudo di noi per cose che a noi non ci interessano niente... Mi è arrivata la notizia che questi Ferrante stanno facendo un macello e la gente pensa che dietro i Ferrante ci siamo noi'".

"Non ho mai autorizzato Ferrante a compiere reati e danneggiamenti"

E ribadisce: "A mio fratello Giovanni dissi: 'Ma che sta succedendo a Palermo? So che questo Ferrante, questo tuo cognato principalmente, si sono messi a girare sono dei cani sciolti', da quello che apprendo io dal carcere... Si figuri se io vado a dare confidenza a uno come Ferrante... Non ho avuto niente a che fare con lui, glielo giuro sui miei figli, mai per quanto riguarda Cosa nostra, sapevo che erano dei cani sciolti... Il fattore che si dice o si pensi che è autorizzato da Cosa nostra... Se si pensa che Gaetano Fontana ha autorizzato Ferrante a commettere dei reati, dei danneggiamenti per conto mio, io le dico che io non ho mai autorizzato né Ferrante Giovanni né Ferrante Michele... Se poi loro a mia insaputa...".

Le dichiarazioni di Fontana, quindi, non sono particolarmente compromettenti per Ferrante, che viene bollato come "cane sciolto", addirittura estraneo a Cosa nostra. Eppure l'imputato ha comunque deciso di iniziare a collaborare con i pm. Nei prossimi giorni si conoscerà il contenuto delle sue rivelazioni.

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