Ex killer di Cosa nostra: "Ho paura, se Bagarella esce dal carcere mi uccide"

"Se uno come lui sa che deve uscire in permesso, si organizza prima e prepara non uno ma sei omicidi". A parlare è Pasquale Di Filippo, 56 anni, pentito: teme che i latitanti che ha fatto arrestare dal 1995 possano tornare liberi con le sentenze della Corte Europea e della Corte Costituzionale

Leoluca Bagarella, foto Antimafia Duemila

Una telefonata alla redazione del Fatto Quotidiano e l'allarme: "Se Leoluca Bagarella esce dal carcere con un permesso premio mi viene a cercare e mi uccide". A parlare è l'ex killer di Cosa Nostra, del gruppo di fuoco del clan Brancaccio, Pasquale Di Filippo, 56 anni, pentito dal 1995. 

Lui, genero di don Masino, è un uomo tormentato, che ha deciso di affidare le sue paure alla redazione del Fatto. Di Filippo teme che i capi mafia che ha fatto arrestare dal 1995 (anno del suo percorso di collaborazione con la giustizia) possano ricevere permessi premio e uscire dalla galere con le sentenze della Corte Europea e della Corte Costituzionale. 

"Queste persone si stanno facendo l’ergastolo, mi riferisco a Bagarella, Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella - ha detto -. Io ho paura perché lo so che Bagarella si è fatto 24 anni di carcere al 41-bis e non ha pensato ad altro che a me. Come Nino Mangano. Come gli altri. Non c’è stata una notte che non hanno pensato a me. Io li ho fatti arrestare. Se uno come Bagarella sa che deve uscire in permesso, si organizza prima e prepara non uno ma sei omicidi".

Di Filippo teme che questi personaggi, Bagarella su tutti, una volta in libertà gliela faranno pagare cara. Dopo le stragi "non avevano finito. Era pronto un missile da lanciare contro il Tribunale di Palermo. Non fosse stato per me - ha confidato al giornalista del Fatto quotidiano - mi creda, Bagarella avrebbe ucciso molti giudici e pure giornalisti. Non aveva più niente da perdere". "Io sono protetto? Sì, ma io so che Bagarella e altri come Graviano hanno sempre avuto agganci con soggetti strani che gli raccontano le cose. Con quelle amicizie un domani mi potrebbero trovare. Mi dice come facevano a sapere che Falcone doveva partire a quell’ora con l’aereo da Roma?".

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Per questo Di Filippo chiede allo Stato di fare una legge che constringa i boss "irriducibili" a rimanere dietro le sbarre. "Uno che non si è pentito vuol dire che fa parte ancora di Cosa Nostra e gli pagano gli avvocati e gli mantengono la famiglia - ha detto -. Come fa la Corte di Strasburgo a pensare che si riabiliti solo perché in carcere fa il bravo? Bagarella e gli altri si sarebbero rieducati in carcere? Ma di cosa stiamo parlando?". Quindi l'appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Io sono sicuro che se il presidente Sergio Mattarella fosse stato lì non avrebbe mai firmato una sentenza del genere. Il presidente è palermitano, sa cos’è la mafia perché gli ha ucciso il fratello. Io gli chiedo di non fare mai passare questa legge".

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