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Mafia e razzismo, arresti a Ballarò

Mafia e razzismo, arresti a Ballarò

Torture e umiliazioni per i commercianti di Ballarò: "Se vuoi stare qui devi pagare"

La mafia detta legge nel rione, i bengalesi reagiscono dopo anni di vessazioni. La molla è scattata dopo la vicenda Yusupha. I retroscena dell'operazione che ha portato a 10 arresti

Regola numero uno: "Se vuoi aprire il negozio senza avere problemi, devi pagare". La mafia detta legge a Ballarò, i piccoli commercianti - stranieri e non - si adeguano. L'imperativo emerge nelle pieghe dell'operazione Maqueda, che all'alba di oggi ha portato all'arresto di 10 persone, considerate dalla Squadra mobile, le nuove leve del clan di "Palermo Centro". La mafia che comanda, le indagini, le manette. Proprio nel giorno del ricordo di Giovanni Falcone, a 24 anni di distanza dalla Strage di Capaci. Decisiva la ribellione dei commercianti del Bangladesh, stanchi di subire continue vessazioni in silenzio. Mafia che si mescola a pizzo e razzismo. 

Una lunga indagine, iniziata quattro anni fa. La meticolosa attività svolta degli investigatori della “Sezione Omicidi” svela uno spaccato della realtà criminale del centro cittadino, fatto di violenza e paura. Le attività illecite del clan di Ballarò andavano avanti (almeno) dal 2012, ma le vittime non avevano mai trovato il coraggio di raccontare i soprusi.

BLITZ A BALLARO'/VIDEO

Una serie infinita di rapine e violenze private. Una volta avviata l’attività, i commercianti erano obbligati a versare l’obolo con una cadenza settimanale. Il gruppo criminale aveva il pieno controllo di Ballarò. Chi non rispettava i malviventi rischiava pesanti ritorsioni, che andavano dalle minacce aggravate, anche dalla disponibilità di numerose armi, a veri e propri pestaggi. 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda di Yusupha, il giovane del Gambia ferito gravemente lo scorso aprile. Ne è nata una reazione a catena tra i commercianti. Convocati in questura, dopo i primi tentennamenti, si sono fatti forza l'uno con l'altro e hanno rotto il muro di omertà che andava avanti da anni. Così hanno raccontato la loro "odissea". In poco tempo si sono susseguite numerose denunce. Di fatto, la vita per gli stranieri a Ballarò era impossibile. Clima di terrore, ripetute umiliazioni che si intrecciavano anche con minacce ai familiari. Impossibile per loro potere svolgere liberamente la propria professione.

Dai racconti delle vittime emerge chiaramente la paura che portava, addirittura, a cambiare le abitudini di vita per evitare di incontrare i criminali del rione. "Il sodalizio - dicono dalla questura - si è distinto per numerose attività illecite, tra cui estorsioni e rapine, molto frequenti nella zona, anche per significativa presenza di turisti". 

ORLANDO - Questo il commento del sindaco Leoluca Orlando: "A Ballarò, dopo la reazione civile ma decisa dei giovani, prima del Gambia, e oggi del Bangladesh, alle violenze e ai soprusi, si è innescato un circolo virtuoso di legalità e civiltà, che vede da un lato l'impegno della magistratura e delle forze dell'ordine e dall'altro la ribellione contro la mafia, il pizzo e la violenza. Ad essere protagonisti di questa ribellione, che è una grande lezione di civiltà e cultura della legalità per tutta Palermo - ha continuato Orlando - sono i migranti che confermano di essere al centro della rinascita e dello sviluppo libero della nostra città. L'efficienza con cui le Forze dell'Ordine e la Magistratura hanno operato, e stanno operando, - ha concluso il sindaco - è a sua volta e nello stesso tempo uno stimolo e una conseguenza della ribellione civile, così forte nel quartiere di Ballarò, nel quale l'impegno congiunto della società civile e dell'Amministrazione comunale possono essere un modello per tutti".

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