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La gioielleria dei Fontana sequestrata a Milano

La gioielleria dei Fontana sequestrata a Milano

Gli affari del clan, dagli orologi di lusso alla droga afrodisiaca: "Faccio 20 mila euro al mese"

I boss dell'Acquasanta avevano davvero le "mani in pasta" (com'è stato chiamato il blitz di ieri) in tanti settori. I fratelli Fontana avrebbero smerciato Rolex e Cartier fino in Germania, arrivando a guadagnare anche un milione e mezzo in un solo colpo. Giovanni Ferrante invece avrebbe lucrato pure su popper e cocaina

I boss dell’Acquasanta avevano decisamente le mani in pasta (e non a caso il blitz di ieri della guardia di finanza è stato chiamato proprio così, “Mani in pasta”) in tantissimi settori e, secondo il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta, avrebbero macinato soldi a palate. Tra le attività ci sarebbero stati uno smercio di orologi di lusso con ramificazioni internazionali e un fatturato talvolta milionario, ma anche, più banalmente, quello di droga. Anche in questo caso, però, aprendo nuove frontiere: non solo hashish e cocaina, ma anche popper, la sostanza nota per le sue proprietà afrodisiache e spesso utilizzata in combinazione col viagra.

Orologi di lusso in Germania e Giappone

I boss Fontana, come ha svelato già qualche anno fa il loro cugino, il pentito Vito Galatolo, avrebbero fatto affari con orologi di lusso e diamanti, tanto da gestire alcune gioiellerie a Milano. Un business molto remunerativo che, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe servito per riciclare il denaro sporco ricavato da estorsioni e scommesse clandestine. “Loro lavorano – spiega Galatolo riferendosi ad Angelo e Giovanni Fontana – portano orologi, cose rubate, li portano in giro, a Francoforte, in Germania, li fanno arrivare là per non avere più traccia… Vendono sempre brillanti, orologi di 500 mila euro comprano...”. Il pentito illustra anche il meccanismo di questo “lavoro”: “E’ un lavoro per dire che gli zingari portano degli orologi di marca che rubano, non si possono vendere a Palermo orologi così costosi e li portano in Germania, a un amico a Bagher, ci fanno le fiere là, in nero, c’è sempre quello che se li compra e che poi se li porta in Giappone, fanno fare documenti falsi”.

“Guadagno 20 mila euro al mese!”

Proprio Giovanni Fontana in un’intercettazione del 2016 dà riscontro alle parole del cugino pentito: “Sto guadagnando 20 mila euro al mese, solo la mia parte, puliti! Angelo (Fontana, ndr) di più, centomila euro al mese fa! Dal 9 gennaio che lavoro da solo ad ora ho guadagnato 400 mila euro!”, diceva con entusiasmo.

“Angelo ha fatto un milione e mezzo”

Ad Angelo Fontana, però, sarebbe andata ancora meglio e con lo smercio di orologi sarebbe riuscito in un solo colpo ad incassare ben un milione e mezzo. A raccontarlo è sempre Giovanni Fontana: “Angelo dal 9 gennaio a ora si può ritirare! Gli hanno portato un borsone di orologi tutti regolari, gli hanno dato un milione e mezzo in contanti… Angelo li può vendere pure in giornata”.

La droga afrodisiaca

Il boss Giovanni Ferrante, oltre ai cavalli e ad un copioso giro di scommesse e gare truccate, si sarebbe occupato anche di droga. Non solo hashish e cocaina, ma anche popper, sostanza nota per i suoi poteri afrodisiaci. La guardia di finanza ha intercettato una conversazione tra Ferrante, Domenico Onorato e Santo Pace in cui si parlava, a gennaio del 2017, proprio di questo argomento. Pace riferiva di aver visto un tale “Marcello”, che avrebbe potuto rifornirli: “Ha la partita di fumo che gli arriva in questo momento e dobbiamo vedere se è buona, dice che è di qualità proprio e lui lo passa a noi a 17 e mezzo… Mi ha fatto vedere il popper ma non sa il prezzo, però sempre di qualità buona, a 45… Se tu hai di che rischiare – diceva a Ferrante – a 42 e mezzo, a 43, 42, io ti sto dicendo che si tratta di ottima qualità, 45 è buona, ottima qualità”. Onorato batteva proprio su questo punto: “ A 45 o 46 non è importante, l’importante è il prodotto…. Il popper gli arriva a tre, quattro persone in tutta Palermo, arriva a 42 e mezzo, 42, però finora è arrivato munnizza...”.

La cocaina a credito

Dalle intercettazioni emerge poi anche l’acquisto di una partita di cocaina a credito, un affare che Ferrante avrebbe fatto con un altro degli arrestati, Sergio Napolitano: “Mi diceva Napolitano – spiega il boss ad un altro indagato, Domenico Passarello – siccome gli è arrivata una bella partita di coca, dice: ‘Se da voialtri volete che c’è, vedete, se la vengono a prendere qua da noialtri… Ci penso io per voi’. E lui la mette da parte per noialtri”. E aggiunge: “Alla fine lui parla con noi senza soldi, si è messo a disposizione, me lo ha detto lui stesso, dice: ‘Con voialtri non ho problemi’”.

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