Domenica, 25 Luglio 2021
Mafia

Pizzo a fiction di Scamarcio, in Cassazione condanne confermate per il clan della Noce

I giudici hanno rigettato tutti i ricorsi: confermati tre secoli di carcere per i 36 imputati. L'operazione risale all'ottobre 2012. L'indagine è partita da un'estorsione imposta alla Magnolia Production, che girava in città "Il segreto dell'acqua" 

Fabio Chiovaro

Confermati quasi tre secoli di carcere per 36 tra presunti boss e fiancheggiatori del clan della Noce e nessun assolto. E' questa la sentenza della Cassazione che ha rigettato o dichiarato inamissibili tutti i ricorsi presentati. Ai condannati sono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di droga. La notizia è riportata sul Giornale di Sicilia.

Gli arresti erano scattati nel 2012 con l'operazione Atropos, partita da un'estorsione imposta alla Magnolia Production, che girava la fiction "Il segreto dell'acqua" con Riccardo Scamarcio a Palermo. Gli agenti della squadra mobile eseguirono 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere (nel 2014 tre arrestati, Luca Crini, Giorgio Perrone e Cosimo Grasso, furono assolti e 38 persone furono condannate e nel 2016 la Corte d'Appello ha assolto Giovanni Seidita e Dario Giunta). Secondo gli investigatori, Cosa nostra aveva cercato di mettere le mani sulla fiction tv tentando di imporre alcune assunzioni sul set della produzione per le scene girate a Palermo, ma il tentativo di estorsione è stato denunciato alla polizia. Le indagini, condotte anche con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno registrato anche la violenta reazione dei capi del mandamento al tentativo di ribaltare le gerarchie da parte di alcuni “emergenti”. E' emersa inoltre una fitta rete di relazioni tra gli esponenti di vertice del mandamento della Noce e quelli di altre famiglie della città, anche attraverso alcuni summit mafiosi monitorati dagli investigatori. L'inchiesta ha consentito, infine, di accertare il sostegno economico fornito alle cosche dalle numerose agenzie di scommesse sportive dislocate sul territorio, riconducibili a Cosa nostra e poste sotto sequestro. Fondamentali per la riuscita delle indagini si sono rivelate le collaborazioni dei commercianti palermitani, sempre più stretti dalla morsa del racket, ma che ancora non trovano appieno il coraggio di denunciare le estorsioni. 

Condanne e pene

C'è stata una minima correzione di pena, rispetto alla sentenza della Corte d'Appello, per Carlo Castagna (sei mesi in meno). Per il resto solo conferme. Fabio Chiovaro, presunto reggente del mandamento, dovrà scontare 14 anni e mezzo. Tommaso Tognetti (11 anni e sei mesi), Felisiano Tognetti (10 anni), Francesco Picone (21 anni e 8 mesi in continuazione con una precedente condanna), Salvatore Seidita (12 anni), Vincenzo Tumminia (11 anni), Gaetano Maranzano (12 anni), Cosimo Michele Sciarabba (8 anni), Domenico Spica (8 anni e 6 mesi), Santo Pitarresi (5 anni e 9 mesi), Girolamo Albanese (5 anni e 9 mesi), Nicolò Giacomo Sciarratta (8 anni e 6 mesi), Giovanni Guddo (8 anni e 6 mesi), Tommaso Castagna (8 anni e 8 mesi), Gaetano Castagna (8 anni e otto mesi), Antonio Giuseppe Enea (8 anni), Giuseppe Di Benedetto (5 anni), Saverio D'Amico (6 anni e sei mesi), Umberto Maltese (8 anni e 6 mesi), Antonino Bonura (8 anni), Gaspare Bonura (9 anni e 2 mesi), Giovanni Matina (10 anni), Renzo Lo Nigro (10 anni e 6 mesi), Marcello Argento (9 anni), Giuseppe Bonura (4 anni e 4 mesi ), Giuseppa Mirabella (2 anni), Umberto Sammaritano (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Acone (2 anni), Vincenzo Toscano (1 anno e otto mesi), Giacomo Abbate (1 anno e 8 mesi), Alessandro Guddo (1 anno 8 mesi), Salvatore D'Amico (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Landolina (2 anni). Sconti di pena anche per Giuseppe Sammaritano (da 10 anni e mezzo a 8 anni e 10 mesi) e Santino Chiovaro (da 10 anni e 4 mesi e 8 anni e quattro mesi).

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