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Mafia, processo Apocalisse: in appello 53 condanne per vecchi e nuovi boss

Alla sbarra presunti capi e gregari di Resuttana, San Lorenzo, Acquasanta, Arenella, Partanna e Mondello. Inflitti, complessivamente, oltre 500 anni di carcere. Sono scattate anche 27 assoluzioni. Riconosciute le attenuanti speciali a 3 collaboratori di giustizia

Operazione Apocalisse - le intercettazioni

Cinquantatré condanne e 26 assoluzioni, per un totale di oltre 500 anni di carcere. Così hanno deciso i giudici della prima sezione della Corte d'Appello nel processo nato dall'operazione "Apocalisse" messa a segno nel 2014. In manette finirono circa 150 presunti appartenenti alle cosche di Resuttana, San Lorenzo, Acquasanta, Arenella, Partanna e Mondello. L'impianto accusatorio della Procura ha retto: i giudici hanno in gran parte confermato le sentenze di primo grado. Quattro dei trenta assolti dal gup sono stati condannati, e per due di loro sono scattate le manette al termine dell'udienza

Processo Apocalisse, pene e assoluzioni

L'operazione aveva permesso di portare alla luce le modalità, vecchie e nuove, con cui Cosa nostra controllava il territorio: imponeva l'assunzione di personaggi vicini alle famiglie, spesso familiari dei carcerati; si interessava ai centri scommesse; "consigliava" ditte da coinvolgere nei grossi appalti e decideva, se era il caso, di estromettere alcune aziende per farne subentrare altre "amiche".

Alla sbarra capimafia di "peso" come Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l'autista di Totò Riina, condannato a 13 anni e 8 mesi; Antonino Di Maggio, che ha avuto 10 anni e 6 mesi; Giuseppe Fricano, che ha avuto 13 anni e due mesi e Sandro Diele condannato a 14 anni e otto mesi (ha ottenuto una lieve riduzione). Vent'anni sono stati confermati invece a Gregorio Palazzotto, il fratello Domenico si è visto ridurre la pena a 16 anni e 10 mesi.  Ai tre collaboratori di giustizia condannati, Vito Galatolo, Silvio Guerrera e Giovanni Vitale "detto Il Panda", la corte ha riconosciuto l'attenuante speciale prevista dalla legge per i pentiti che abbiano dato un contributo rilevante all'istruttoria del processo. A Vitale, che raccontò del progetto di attentato all'ex pm di Palermo Nino Di Matteo, in primo grado l'attenuante era stata negata. La corte ha confermato l'assoluzione, tra gli altri, del boss di San Lorenzo Giulio Caporrimo.

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