rotate-mobile
Lunedì, 23 Maggio 2022
Mafia

Facebook, droga e minacce: "O paghi o ti scateno i miei cani"

Cancellato il mandamento del centro città. Controllo sul traffico di stupefacenti e sui locali notturni. Messineo: "Tutto partiva dal cuore di Palermo, un'area dove la mafia ha sempre avuto grande capacità di riprodursi"

Estorsioni, traffico internazionale di droga. Ma anche il controllo dei mercati popolari e i tentacoli nei locali notturni. C'è tutto il classico repertorio mafioso nell'operazione con cui i carabinieri hanno azzerato, all’alba, il mandamento di Porta Nuova: 24 provvedimenti di fermo tra le province di Palermo e Trapani (altri due indagati restano ricercati). La richiesta è firmata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli. Cancellato il cuore mafioso di Palermo. Un sodalizio che si articolava nelle famiglie di Porta Nuova, e si estendeva fino a Borgo Vecchio. Un unico “capo dei capi”, Alessandro D’Ambrogio, 39 anni, reuccio del centro storico di Palermo. “E’ qua che la mafia cittadina aveva i suoi elementi fondanti – spiega il procuratore di Palermo Francesco Messineo -. In queste aree la mafia ha sempre avuto grande capacità di riprodursi”. (LE INTERCETTAZIONI: VIDEO)

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Quello che esce da questa storia è lo spaccato di una mafia nuova, che si sgancia dalle tradizioni, che sfrutta la tecnologia. Anche Facebook. “Che punta forte sul traffico di droga – dice Francesco Messineo -. Si tratta di un ritorno alle vecchie abitudini. La fonte di guadagno rappresentata dalle estorsioni si va inaridendo e i clan hanno bisogno di trovare altre strade di arricchimento. C’è un nuovo protagonismo: non più solo spaccio. Questo è un ambito che promette grandissimi guadagni. Nella materia della droga non c’è una parte offesa, c’è quasi un risvolto sociale. I mafiosi hanno capito che non conviene praticare l’estorsione spicciola, porta a porta: troppi rischi”.

LEGGI ANCHE: "D'AMBROGIO, IL BOSS CHE VOLEVA PRENDERSI PALERMO"

Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci racconta i particolari del blitz. “Cosa Nostra s’è ormai adeguata alla tecnologia. Abbiamo assistito all’intimidazione di uno degli arrestati, Giacomo Pampillonia (guarda la foto a casa sua con Miccoli), su Facebook. Un commento su un post nella bacheca di una vittima. Dietro c’era la regia di D’Ambrosio”.  Agueci spacca in due Palermo. "C'é una città che si ribella alle parole di pessimo gusto dette da un calciatore e quella che segue ancora le 'regole' mafiose". Il simbolo della Palermo “giusta” è Pietro Maione, uno dei titolari del bar Mambo Beach che ha denunciato gli estortori del pizzo. Maione è l’unica vittima, che emerge dall'indagine, ad essersi rivolta alle forze dell'ordine. L’altro proprietario del locale, Ignazio Li Vigni, ha fatto una scelta diversa, optando per la protezione mafiosa. Un giorno, proprio D’Ambrogio chiama Maione. Lo porta in un locale, chiude la saracinesca. Là dentro ci sono i suoi scagnozzi. “Questi sono i miei cani – dice D’Ambrogio -. Sono pronto a scatenarli contro di te”.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Facebook, droga e minacce: "O paghi o ti scateno i miei cani"

PalermoToday è in caricamento