Lunedì, 14 Giugno 2021
Mafia

Duro colpo al clan di Porta Nuova, scoperti capi e gregari: 24 fermi

Vasta operazione antimafia dei carabinieri, denominata "Alexander", tra le province di Palermo, di Trapani e altre parti d'Italia. Le accuse sono di associazione per delinquere e traffico internazionale di stupefacenti. Sequestrati beni per tre milioni

Una vasta operazione antimafia dei carabinieri di Palermo, denominata "Alexander", ha portato all'esecuzione di una trentina di fermi tra le province del capoluogo siciliano, Trapani e altre parti d'Italia. L'operazione prende il nome dal capo del mandamento, che negli ultimi anni sarebbe stato Alessandro D'Ambrogio. (LE INTERCETTAZIONI: VIDEO)

I NOMI DEI FERMATI

Oltre ad essere uno degli uomini di Nicchi (è stato il punto di riferimento del giovane boss durante il periodo di latitanza a Milano) D'Ambrogio è molto attivo nel traffico di droga. Numerose le estorsioni accertate. In alcuni casi i boss avrebbero assunto anche il controllo di pub, ristoranti e attività commerciali scalzando i proprietari. D'Ambrogio è l'erede di una famiglia di imprenditori che a Palermo è una vera potenza nel settore delle pompe funebri. Ha già scontato una condanna per associazione mafiosa e dal 2011 era in libertà. Ma due mesi dopo la scarcerazione era già a pranzo con il gotha di Cosa nostra.

Gli ordini sono stati emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e i reati contestati sono quelli di associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Le indagini hanno consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche criminali del mandamento mafioso palermitano di Porta Nuova, individuandone capi e gregari.

Si è accertato che il sodalizio, pur continuando a esercitare una soffocante attività estorsiva sul territorio, consapevole che l'imposizione del pizzo a imprenditori e commercianti non è più sufficiente, complice l'attuale crisi economica, a mantenere le famiglie degli affiliati detenuti, si allea con altre consorterie mafiose della città e dell'area trapanese per gestire le "piazze dello spaccio" e, come negli anni ottanta, l'approvvigionamento degli stupefacenti direttamente dai Paesi produttori del Sud America e del Nord Africa.

Nello stesso contesto, sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa tre milioni di euro.

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