Lunedì, 15 Luglio 2024
Mafia Zisa

Il boss ucciso alla Zisa, chiusa l'inchiesta per il killer reo confesso: "Non fu un agguato mafioso"

La Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per Salvatore Fernandez che si costituì tre giorni dopo l'eliminazione di Giuseppe Incontrera, avvenuta in via Imperatrice Costanza, il 30 giugno scorso. I pm gli contestano solo l'aggravante della premeditazione

"Io per Porta Nuova, pure se non sono nessuno, io mi faccio ammazzare... Dice: 'Ci dobbiamo mettere i ferri tra le mani e dobbiamo andare a fare la guerra', io sono sempre disponibile". Era questa la "filosofia" del boss Giuseppe Incontrera, ammazzato con tre colpi di pistola in via  Imperatrice Costanza, alla Zisa, lo scorso 30 giugno. Eppure, alla fine, secondo la Procura, il suo omicidio non avrebbe nulla a che fare con Cosa nostra: l'inchiesta a carico di Salvatore Fernandez - l'uomo che tre giorni dopo il delitto si era costituito e aveva confessato - è stata chiusa e i pm gli contestano infatti soltanto l'aggravante della premeditazione.

L'avviso di conclusione delle indagini, firmato dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Giovanni Antoci, Gaspare Spedale e Luisa Bettiol, è stato notificato in questi giorni all'indagato e a breve dovrebbe arrivare anche la richiesta di rinvio a giudizio.

La ultime parole del boss ucciso: "Per Porta Nuova mi faccio ammazzare"

Il ruolo di Incontrera era emerso dopo l'agguato con l'inchiesta "Vento", in cui lui stesso era coinvolto. Dalle indagini veniva fuori non solo la vicinanza della vittima alle famiglie che storicamente hanno comandato a Porta Nuova, i Lo Presti e i Di Giovanni, ma anche che si sarebbe occupato dello smercio di droga. Era proprio lui, peraltro, a lamentarsi del fatto che - come aveva raccontato PalermoToday - per colpa del reddito di cittadinanza non si sarebbero trovati più "picciuttieddi" disposti a spacciare.

Anche i boss contro il Reddito: "Non si trovano più picciuttieddi"

Fernandez, che è imparentato con il pentito Fabio Fernandez (che nel 2017 confessò di aver ucciso il boss di Santa Maria di Gesù, Giuseppe Calascibetta, assassinato con un colpo alla testa il 19 settembre del 2011 in via Bagnera, a Belmonte Chiavelli). E' stato arrestato due volte per droga, nel 2007 e nel 2014, nell'ambito dell'inchiesta "Horus". Ed è proprio su questa pista, quella di uno scontro per la gestione dello spaccio, che l'omicidio di Incontrera era stato inquadrato inizialmente dagli inquirenti.

Omicidio alla Zisa, le immagini dal luogo del delitto | Video

La mattina del 30 giugno, Fernandez avrebbe affiancato la vittima, che era su una bici elettrica, con il suo scooter e gli avrebbe sparato diversi colpi con una calibro 22. Come ricostruito dagli investigatori, ci sarebbero state in precedenza delle liti tra l'indagato e la vittima, che erano pure vicini di casa. Fernandez, quando si presentò dai carabinieri, disse solo "sono stato io, me ne assumo la responsabilità", ma non spiegò il movente del suo gesto. Durante l'interrogatorio di garanzia, assistito dall'avvocato Salvatore Ferrante, decise poi di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Si costituisce il presunto killer: "Sono stato io"

Le indagini si sono protratte perché la Procura era convinta che Fernandez non avrebbe potuto compiere un omicidio del genere, avvenuto peraltro in pieno giorno, senza l'autorizzazione di qualcuno. L'ipotesi era che l'indagato potesse essere stato fomentato e che il delitto avrebbe potuto fare comodo - viste le ambizioni di Incontrera - anche a qualcuno all'interno di Cosa nostra. Nell'avviso di conclusione, però, non c'è traccia dell'aggravante mafiosa.

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