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Omicidio Urso, per la Cassazione le condanne sono valide: "Nessun giudice era troppo vecchio"

La sentenza con cui erano stati inflitti l'ergastolo a Pietro Erco e 25 anni a Luca Mantia per il delitto dell'imprenditore di Altavilla Milicia dell'ottobre 2009 era stata annullata perché uno dei componenti della Corte aveva più di 65 anni. Il processo era stato azzerato e gli imputati scarcerati. Ora, a 14 anni dai fatti, si dovrà ripartire dall'appello

Non ripartirà da zero, ma dal giudizio di appello, il processo per l'omicidio dell'imprenditore di Altavilla Milicia, Vincenzo Urso, ucciso nella notte tra il 24 ed il 25 ottobre del 2009. Il verdetto di primo grado, con cui per il delitto erano stati condannati all'ergastolo Pietro Erco, di Trabia, e a 25 anni di carcere Luca Mantia, di Termini Imerese, era stato clamorosamente cancellato il 28 novembre scorso perché uno dei giudici popolari che faceva parte della Corte di Assise che emise quella sentenza non aveva tutti i requisiti in regola, ovvero era "troppo vecchio", cioè aveva già compiuto 65 anni.

Cancellate le condanne: uno dei giudici era "troppo vecchio"

La Cassazione: "Nessun vizio, condanne valide"

La prima sezione della Cassazione ha però accolto il ricorso della Procura generale diretta da Lia Sava stabilendo che "da una lettura sistematica della legge 287 del 1951 che disciplina il riordinamento dei giudizi di assise, si ricava che il requisito anagrafico previsto per i giudici popolari è richiesto al momento dell'iscrizione nell'albo dei giudici popolari, dell'inserimento della lista e, da ultimo, della nomina per la sessione", quindi il giudice popolare così nominato "resta legittimamente in carica per l'intera sessione". Di conseguenza non sussiste il vizio di capacità del giudice che era stato invece rilevato dalla Corte d'Assise d'Appello presieduta da Matteo Frasca in relazione alla sentenza per l'omicidio di Urso.

Sentenze contrastanti, la questione non è chiusa

La questione - che era stata accolta dalla Corte e che ora è stata ritenuta insussistente in Cassazione - era stata sollevata dagli avvocati degli imputati Salvino e Giada Caputo e Francesca Fucaloro per Erco e Raffaele Bonsignore e Stefano Vitale per Mantia. E aveva anche portato alla scarcerazione dei due condannati. La decisione della Suprema Corte, però, contrasta con altre - emesse peraltro tutte dalla stessa prima sezione, che quindi ora sconfessa se stessa - che avevano fornito una lettura diversa, per cui il requisito dell'età non superiore ai 65 anni dovesse valere anche al momento del processo e dell'emissione della sentenza. Il discorso - visto che a questo punto le decisioni diventano divergenti - potrebbe essere tutt'altro che chiuso e non è escluso che si possa chiedere l'intervento delle Sezioni Unite per fare definitivamente chiarezza.

Le immagini che inchiodano i killer | Video

Il verdetto di Palermo, l'ex Nar e la strage di Bologna

La sentenza di Palermo aveva però assunto un rilievo nazionale perché al tema dell'età "troppo avanzata" dei giudici popolari - e proprio sulla scorta del verdetto per l'omicidio Urso - si è aggrappato in questi giorni anche Gilberto Cavallini, l'ex Nar condannato all'ergastolo per una delle stragi più cruenti che hanno insanguinato il nostro Paese, quella di Bologna del 2 agosto 1980: nel suo caso erano ben 4 i giudici popolari che avevano compiuto 65 anni durante il processo e per questo chiedeva pure lui l'annullamento della sentenza. Un caso sul quale la Cassazione non si è ancora pronunciata.

L'imprenditore ucciso perché non rispettava i boss

In base alla ricostruzione dell'accusa - l'inchiesta era stata coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca (oggi procuratore capo a Caltanissetta) e dal sostituto Bruno Brucoli - Urso sarebbe stato più volte richiamato sia per i suoi atteggiamenti poco "rispettosi" che per la concorrenza sleale che avrebbe messo in atto nel campo del movimento terra, danneggiando gli affari di diversi boss di Bagheria. Per questo ad ottobre del 2009 venne assassinato a colpi di pistola davanti alla sua abitazione.

Il delitto commesso per 20 mila euro

Erco (di origini napoletane ma residente da anni e Trabia) e Mantia avrebbero commesso il delitto per 20 mila euro. Per l'omicidio sono già stati condannati Francesco ed Andrea Lombardo, padre e figlio, entrambi collaboratori di giustizia, così come Massimiliano Restivo, pentito pure lui. Il loro contributo è stato fondamentale per ricostruire il delitto. I Lombardo, condannati a 12 e 10 anni di carcere, ammisero di essere stati i mandanti.

Da rifare l'appello a 14 anni dai fatti

Prima dell'omicidio sarebbero stati mandati diversi avvertimenti a Urso, che in un caso fu costretto a spogliarsi completamente e, anche se nessuno l'avrebbe picchiato, sarebbe stato pesantemente umiliato. Un'altra volta sarebbe riuscito a sfuggire ad un agguato. Ma nella notte tra il 24 ed il 25 ottobre del 2009 non ebbe scampo. A quasi 14 anni dai fatti il processo a Erco e Mantia era stato azzerrato, ora, con la sentenza della Cassazione potrà invece ripartire dall'appello e con il presupposto che le condanne di primo grado non sarebbero state viziate. 

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