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Domenica, 22 Maggio 2022
Mafia Oreto-Stazione / Via della Conciliazione

"Ucciso per punire il nipote del boss", in appello cancellati gli ergastoli per l'omicidio Sciacchitano

Il giovane fu crivellato di colpi in via della Conciliazione il 3 ottobre del 2015, secondo l'accusa per vendicare Luigi Cona che era stato gambizzato poche ore prima in via dell'allodola da Francesco Urso, parente di Pietro Vernengo. Per i giudici non ci fu premeditazione: ridotta a 30 anni la pena per 6 imputati, sconto anche per il boss Giuseppe Greco

"Non c'era un omicidio così, della crudeltà in questo fatto, dai tempi di Totò Riina", è così che descriveva l'uccisione di Mirko Sciacchitano, avvenuta con 10 colpi di pistola davanti ad un centro scommesse di via della Costellazione il 3 ottobre del 2015, l'amico della vittima, Francesco Urso, uno dei giovani nipoti del boss Pietro Vernengo. Sciacchitano tentò di scappare e mentre gridava di non aver fatto nulla, venne riacciuffato per i pantaloni e crivellato di colpi. Una ritorsione - secondo la Procura - per quanto era accaduto poche ore prima in via dell'Allodola: la gambizzazione di Luigi Cona. La Corte d'Assise d'Appello oggi ha deciso di rivedere al ribasso le condanne inflitte in primo grado, nel novembre 2019, a 7 imputati.

Non più l'ergastolo, ma 30 anni di reclusione per Antonino Profeta (figlio del boss Salvatore, ormai deceduto) e Natale Gambino, in quanto mandanti del delitto, ma pure per Domenico Ilardi, Lorenzo Scarantino, Francesco e Gabriele Pedalino, padre e figlio, tutti ritenuti gli esecutori materiali dell'omicidio. La Corte presieduta da Angelo Pellino ha infatti ritenuto insussistente l'aggravante della premeditazione. Ridotta a 17 anni e mezzo anche la pena di Giuseppe Greco (ne aveva avuti 22), che risponde di mafia, in quanto reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù (è difeso dall'avvocato Rosalba Di Gregorio). Gli altri imputati sono assistiti dagli avvocati Angelo Formuso, Marco Clementi, Filippo Gallina, Salvo Vallone, Angelo Barone, Debora Speciale, Salvatore Petronio e Giuseppe D'Aquì. Il sostituto procuratore generale Carlo Marzella aveva chiesto la conferma della sentenza primo grado.

I giudici: "Fu una punizione esemplare dei boss"

Urso, che è stato condannato per il tentato omicidio di Cona, raccontava in alcune intercettazioni quanto sarebbe accaduto quel giorno, facendo anche i nomi di quei "quattro cornutazzi", come li definiva, che avrebbero ucciso l'amico, colpevole soltanto di averlo accompagnato in scooter davanti alla frigittoria di via dell'Allodola in cui era avvenuto il regolamento di conti. "C'è questo Natale Gambino - affermava Urso - che è la persona più cattiva che esiste al mondo", "questo Profeta (Salvatore, ndr) mi pareva meglio, ma è un altro cornutazzo" e poi "gentaglia, perché sono stati tutti a lui, a suo genero, questo Pedalino (Francesco, ndr) e suo figlio (Gabriele, ndr)". Poi aggiungeva: "Hanno fatto una cosa brutta, ci hanno scaricato 10 colpi di pistola a quel picciotto, a un picciotto innocente".

Per la Procura, Urso si sarebbe mosso senza autorizzazioni e di testa propria per gambizzare Cona, che sarebbe stato poi protetto e vendicato dai boss di Santa Maria di Gesù. Non potendo colpire il nipote di un capomafia come Vernengo (che era stato costretto a fuggire al Nord), i mafiosi avrebbero ammazzato Sciacchitano che era assieme a lui. Cona sarebbe poi andato pure a ringraziare i presunti autori della vendetta: muovendosi ancora con le stampelle li avrebbe portati tutti a pranzo e avrebbe regalato loro pure due bottiglie di champagne ("Ti ha portato due bottiglie di champagne", diceva Francesco a Gabriele Pedalino, e "Luigino (Cona, ndr) è venuto a chiamare a me... 'vi porto a mangiare fuori'").

Le fasi dell'omicidio di Sciacchitano, grazie alle intercettazioni, erano state ricostruite dai carabinieri. Scarantino avrebbe fatto da staffetta e da supporto, mentre Gambino avrebbe istruito Francesco Pedalino: "Tu scinni e ci spari...". Salvatore Profeta avrebbe poi suggerito: "Prima i cuosci, prima viennu i cuosci...". I presunti mandanti del delitto sarebbero stati fermi in una Panda rossa non lontano dal luogo dell'agguato: la cimice sulla loro auto avrebbe registrato prima il suono degli spari e poi Profeta che avrebbe detto a Gambino: "Ce ne andiamo di qua? Natà, da dove ce ne dobbiamo andare?". Poco dopo i due avrebbero incrociato Scarantino che avrebbe semplicemente riferito: "Sì, è a posto".
 

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