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Rocco Chinnici

Rocco Chinnici

Trentatré anni fa il boato: "Palermo non dimentica Rocco Chinnici"

Deposte corone di fiori in via Pipitone Federico, luogo della strage, in cui morì il magistrato. La figlia Caterina: "I metodi di lavoro e di indagine avviati da mio padre contro la mafia sono sempre attuali"

Era il 29 luglio 1983 quando una Fiat 127 esplose in via Pipitone Federico, azionata dalla mano di Antonino Madonia per conto di Cosa nostra. A perdere la vita furono il magistrato Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi. In occasione del 33° anniversario oggi una corona di fiori è stata deposta sul luogo della strage. Presenti, tra gli altri, la figlia del giudice Caterina Chinnici, il questore di Palermo, Guido Longo, il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone e, in rappresentanza del Comune di Palermo, l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Gini.

Queste le parole di Caterina Chinnici: “I metodi di lavoro e di indagine avviati da mio padre contro la mafia sono sempre attuali e sono una grande fonte d’ispirazione per il lavoro che oggi portiamo avanti in Europa con l’obiettivo di rafforzare il contrasto alle organizzazioni criminali”.

 “Non è certo uno sterile esercizio di retorica ricordare il sacrificio di chi, tra i primi, ha intrapreso la lotta alla criminalità organizzata, ben consapevole dei rischi che correva -  hanno dichiarato il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Gini – e della necessità di organizzare scientificamente l’attività di contrasto alla mafia, avviando il processo di costituzione del pool antimafia. Ma Rocco Chinnici – proseguono Orlando e Gini - era altresì consapevole che la mera azione di repressione, da sola, non sarebbe stata sufficiente e che, viceversa, era  fondamentale avviare una operazione culturale, portatrice di valori positivi, indirizzata alle nuove generazioni ed alla scuola. È quindi molto importante che la nostra città oggi non dimentichi e tramandi a chi allora non era ancora nato, i valori di giustizia e legalità che hanno costituito la stella polare del Giudice Chinnici. Concetti che, in un tempo di cupio dissolvi che stiamo vivendo a livello planetario, dove tanti giovani non esitano a portare morte e distruzione, auto-distruggendo sé stessi in primis, sono quanto mai attuali”
 

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