Peppino, i 100 passi e la lotta alla mafia nata in famiglia: Cinisi ricorda Impastato

Il 9 maggio del 1978 il giornalista e militante di Democrazia Proletaria venne fatto saltare in aria da Cosa nostra: 41 anni dopo l'esempio del giovane rivoluzionario, che rinnegò il padre mafioso, è ancora vivo. Le iniziative nell'anniversario della morte

Il 9 maggio di 41 anni fa la mafia faceva saltare in aria a Cinisi Peppino Impastato, giovane giornalista e militante di Democrazia Proletaria. Impastato è stato il primo a ribellarsi a un sistema criminale sfidando parte della sua stessa famiglia. Una rivoluzione per l’epoca (gli anni '70).  

Peppino era nato in una famiglia con radici mafiose: il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia del paese, Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Alfa Romeo Giulietta imbottita di tritolo. Lui, no. Peppino aveva scelto, pur abitando a cento passi dal boss Tano Badalamenti, di alzare la voce contro la criminalità organizzata. E per farlo era arrivato allo scontro con il padre, che lo cacciò via da casa. Una vita breve - viene ammazzato a 30 anni - ma intensa, trascorsa a cambiare la mentalità del paese attraverso la cultura e la denuncia della mafia, che arriverò a definire "una montagna di merda". Un atto di coraggio rafforzato e proseguito negli anni dall'esempio della madre Felicia Bartolotta.

Il corteo, tanti ospiti e Roy Paci in concerto: Cinisi ricorda Peppino

Oggi si concluderanno gli eventi in ricordo di Impastato, ucciso mentre l’Italia era sconvolta dal terribile ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro. Quello di Impastato è stato per anni un omicidio depistato, dimenticato, messo da parte. Grazie al coraggio del fratello, degli amici e in particolare della madre si è raggiunta una prima verità giudiziaria a distanza di 23 anni dalla sua morte. Con il boss Gaetano Badalamenti - Tano “seduto” come lo chiamava Peppino dai microfoni di Radio Aut - condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio. Non furono però condannati i killer. Mamma Felicia testimoniò al processo, si schierò parte civile.

Questo pomeriggio alle 16,30 è in programma il corteo da Terrasini, sede di Radio Aut, fino alla Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato a Cinisi. A guidare il corteo, oltre agli amici e compagni di Peppino, anche ci sarà anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Stamattina l'Unione cronisti ha ricordato Impastato sul luogo dell'omicidio: un casolare lungo la linea ferroviaria che da Palermo conduce a Trapani. "La settimana scorsa, a Matera, il sacrificio di Peppino Impastato è stato ricordato in occasione della Giornata delle memoria dedicata ai giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, evento promosso dall'Unci - ha sottolineato il presidente del gruppo siciliano Leone Zingales - Oggi lo abbiamo ricordato qui a Cinisi davanti al casolare in cui ha trovato la morte. Peppino Impastato è stato un simbolo nella lotta alla prepotenza mafiosa, una voce libera e coraggiosa. Non lo dimenticheremo mai". Il casolare di via 9 maggio 1978 a Marina di Cinisi è stato dichiarato nel 2014 sito di interesse culturale dalla Regione siciliana.

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