Quel medico che disse "no" alla mafia: "Paolo Giaccone eroe palermitano"

La commemorazione a 35 anni dall'omicidio. Il primario dell’Istituto di Medicina Legale del  Policlinico fu assassinato per aver rifiutato di modificare i risultati di una perizia dattiloscopica su un'impronta digitale che riconduceva ai killer di una sparatoria

Da primario dell’Istituto di Medicina Legale del  Policlinico, venne assassinato per aver rifiutato di modificare i risultati di una perizia dattiloscopica su un'impronta digitale che riconduceva ai killer, poi condannati, di una sparatoria che, nel 1981 a Bagheria, provocò 4 morti. Palermo ricorda Paolo Giaccone: si è svolta questa mattina, presso l’Istituto di Medicina legale del Policlinico Universitario, la commemorazione del primario di Medicina Legale, assassinato 35 anni fa.

“Paolo Giaccone – ha ricordato  il sindaco Leoluca Orlando -  è stato  un professionista esemplare di grande competenza e rigore etico, considerato "eversivo" in un tempo di profondo condizionamento mafioso sulle istituzioni e sulla società civile e, per questo, barbaramente ucciso dalla mafia per impedirgli di continuare ad adempiere al proprio dovere. Di lui voglio ricordare la straordinaria professionalità medica, la sensibilità civile e la coerenza a 'scienza e coscienza' del bimillenario Giuramento di Ippocrate". La sua esperienza a Palermo, come quella dell’avvocato Ambrosoli a Milano, è propria di quello che può definirsi un eroe borghese. Il suo esempio ed il suo sacrificio sono oggi più che mai attuali”.

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“Alla commemorazione di Paolo Giaccone, oggi, - ha dichiarato l'assessore alla Salute ed alla Scuola, Giovanna Marano, presente alla cerimonia in rappresentanza del Comune - l’Amministrazione comunale ha voluto onorare la memoria di un uomo, di un professionista, di un medico che ha ricoperto il suo incarico con trasparenza e rigore, senza mai arretrare davanti alla minaccia mafiosa, fino al sacrificio estremo della propria vita. In questo senso, - ha concluso l’Assessore -. Paolo Giaccone ha rappresentato quella parte della città che, nei lunghi anni di guerra di mafia, non ha mai chinato il capo”.

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