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Mafia

Non si piegò alle pressioni dei boss: 40 anni fa l'omicidio del professore Paolo Giaccone

Il medico legale, eliminato a colpi di pistola l'11 agosto del 1982, è stato ricordato stamattina al Policlinico. Pagò con la vita la scelta di non modificare una perizia su un'impronta digitale che incastrava un mafioso

Fu lui ad eseguire le autopsie sulle decine di vittime della seconda guerra di mafia, comprese quelle "eccellenti", a cominciare dal cronista giudiziario Mario Francese, dal presidente della Regione Piersanti Mattarella, nonché i magistrati Gaetano Costa e Cesare Terranova, il colonnello e il capitano dei carabinieri Giuseppe Russo ed Emanuele Basile. Ma quando il professore Paolo Giaccone si rifiutò di aggiustare una perizia su richiesta dei boss, fu ammazzato anche lui: era l'11 agosto del 1982.

Oggi ricorre dunque il quarantesimo anniversario del sacrificio del medico legale, che venne assassinato senza grandi difficoltà proprio tra i viali del Policlinico dove andava ogni giorno per lavorare. Erano da poco passate le 8, quando venne avvicinato da due killer che lo eliminarono con 5 colpi di pistola. Un delitto per il quale è stato condannato l'esecutore materiale, Salvatore Rotolo, e poi anche i mandanti, i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

La condanna a morte per il professore fu decisa in seguito al suo rifiuto di modificare una perizia su un'impronta digitale, quella di Giuseppe Marchese, che lo avrebbe incastrato per una sparatoria con 4 morti a Bagheria, avvenuta a dicembre del 1981. Non ci fu verso: Giaccone, nonostante le ripetute pressioni, scelse di onorare la sua professione e l'incarico che aveva ricevuto dalla Procura. Una scelta - dall'altissimo valore morale, come quella di un altro medico, Sebastiano Bosio - che gli costò il prezzo più alto.

Quelle dei due medici sono figure ricordate sempre un po' troppo in sordina, anche se il loro esempio nel contrasto a Cosa nostra è simbolicamente più forte di altri. Semplicemente perché erano dei professionisti: Giaccone, da luminare di medicina legale e di ematologia forense (e fu presidente dell'Avis regionale), non un magistrato o un appartenente alle forze dell'ordine per i quali la lotta ai boss è una cosa implicita. Il suo no è quello che ciascuno di noi può dire mentre svolge quotidianamente il suo lavoro.

Stamattina il professore è stato ricordato proprio al Policlinico, che porta il suo nome, anche alla presenza della figlia maggiore, Milly, che in tutti questi anni non ha mai cercato ribalte, nonostante il gesto esemplare di suo padre. Presenti anche il giudice Fabio Marino, in rappresentanza della Corte d’Appello di Palermo, il sindaco, Roberto Lagalla, il professore Paolo Procaccianti, allievo di Giaccone e direttore per tanti anni dell’Istituto di Medicina legale, nonché Antonella Argo, attuale direttore della Medicina legale.

Il messaggio del presidente della Repubblica

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Quaranta anni fa, nei viali del Policlinico di Palermo - oggi a lui intitolato - veniva assassinato dalla mafia il professore Paolo Giaccone. La sua fermezza nel respingere pressioni mafiose sulla sua attività di medico legale, in coerenza con lo stile di grande correttezza della sua vita, fa avvertire il dovere di esprimere nei suoi confronti riconoscenza e ammirazione e di rinnovare solidarietà ai suoi familiari. La sua figura esemplare - da indicare come modello ai giovani professionisti - rientra nel novero di quanti hanno testimoniato, a costo di qualsiasi rischio, la dignità personale e quella della società di fronte alla protervia della prepotenza mafiosa; e la Repubblica lo ricorda costantemente".

Il ricordo del rettore

"La morte di Paolo Giaccone – ricorda il rettore Massimo Midiri – è un evento che ha segnato la nostra vita di studenti quell'estate del 1982. Ciò che di certo tutti noi ricordiamo è la capacità di Paolo Giaccone di saper essere maestro; lui che ha saputo sempre coniugare il suo ruolo di medico legale e di docente universitario. Oggi nella mia veste di rettore non posso che rivendicare quel ruolo centrale che la formazione riveste nel forgiare gli uomini e i professionisti di domani. Il messaggio di Giaccone è quello dell'uomo che non si fa condizionare e che predilige la logica della conoscenza a quella dell'appartenenza. Si va avanti per merito. È un principio che valorizzeremo sempre di più per tener viva questa fiamma di coraggio nelle nuove generazioni".

Il ricordo del commissario straordinario del Policlinico

"In questi anni mi sono ritrovato spesso a ricercare maggiori informazioni su Paolo Giaccone – ha sottolineato il commissario straordinario del Policlinico, Alessandro Caltagirone - e mi ha colpito in modo particolare la testimonianza, raccolta da PalermoToday, di Pippo Giordano, ex ispettore della Dia, che si trovò quella mattina sulla scena del delitto e fu anche colui che, insieme al commissario Beppe Montana, arrestò poi il killer. Nel parlare di un termine spesso abusato come 'legalità' ha evidenziato quanto il diniego espresso da Giaccone sia stato esso stesso vera espressione di legalità. Ed è questo richiamo ai dinieghi, ai no, che dovrebbero risuonare di più, e ciò non perché siano necessariamente espressione di mancanza di volontà o di negatività. Il tema della sicurezza degli operatori sanitari è ricorrente e anche la nostra azienda è stata vittima di atti di aggressione, spesso anche per alcuni no espressi. Il no di Paolo Giaccone ha generato un evento tragico, altri no determinano quotidianamente violazioni che, seppúr minori, pongono i nostri operatori di fronte a un bivio. Sono convinto che giorni come questi, in cui esprimiamo la nostra vicinanza a Paolo Giaccone, siano momenti nei quali come amministratori e come operatori teniamo alto il vessillo dei no, espressione ed emblema di un comportamento improntato su quella legalità che Paolo Giaccone ha insegnato a tutti noi con il suo sacrificio".

Il ricordo del presidente della Scuola di medicina e chirurgia

"Quarant'anni, ma è come se fosse stato ieri - ha evidenziato il presidente della Scuola di medicina e mhirurgia, Marcello Ciaccio - e come ateneo e come Scuola di Medicina in questi anni abbiamo sempre voluto ricordare Paolo Giaccone non certo per rispondere ad un atto formale o ad un adempimento freddo di circostanza ma ad un atto dovuto, voluto, un obbligo etico nei suoi confronti che ha sacrificato la vita solamente per aver svolto con onestà il proprio lavoro, per i suoi famigliari, per i suoi allievi e per tutti i giovani, medici e non medici, che scelgono una professione. Commemorare la vicenda umana di Paolo Giaccone è una lezione di come diffondere la cultura della legalità, dell'impegno professionale e dell'onestà intellettuale. Il suo svolgere in maniera 'normale' la sua professione, si rivelerà essere una scelta eroica. Il professore Giaccone ha svolto, infatti, il proprio lavoro con impegno, professionalità e correttezza, anche quando si può nutrire una legittima paura. L'esempio di Giaccone è quello di un 'eroe normale', una normalità di dedizione e impegno che siamo chiamati a promuovere sempre più e a diffondere tra i nostri studenti e tutti colore che si avviano alla professione di medico".

Il ricordo del sindaco

Alla cerimonia al Policlinico ha partecipato anche il sindaco, Roberto Lagalla: "A quarant'anni dalla sua morte, di Paolo Giaccone conservo il ricordo di un docente intelligente e capace, un uomo buono e soprattutto un esempio di rettitudine morale. Il suo profondo senso di responsabilità e il suo coraggio lo hanno portato a non piegarsi davanti alla minaccia mafiosa. Una scelta che gli costò la vita, un gesto nobile che ancora rappresenta un punto di riferimento nella lotta quotidiana alle infiltrazioni mafiose e alla criminalità organizzata. Paolo Giaccone è un eroe silenzioso che si iscrive nel novero dei martiri di questa città e di coloro i quali, attraverso il loro comportamento, inviano un messaggio importante alle giovani generazioni", ha dichiarato.
 

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